Cosa dice Haaretz

Per motivi di tempo facciamo un sunto dei vari articoli presenti sul sito di Haaretz.
Se masticate l’inglese potete visualizzarli senguendo il link
(http://www.haaretz.com/). Tutto ciò che non è presente nei giornali, ossia le mie opinioni, sarà messo tra parentesi quadre.

Netanyahu e Obama, amichevolmente

[La notizia principale riguarda questa fantomatica frattura fra Israele e gli Stati Uniti. Un balletto ben fatto, quasi ci caschiamo noi occidentali, ma pur sempre un balletto.] Haaretz ci dice che c’è stata una telefonata tra il segretario di stato degli Stati Uniti Hillary Clinton e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu il quale si è detto prontissimo a fare di tutto per far sì che gli Stati Uniti rilancino il processo di pace. [E’ curioso notare come sembri necessaria questa mediazione degli Stati Uniti, necessaria a Israele per prendere tempo, per continuare ciò che sta facendo indisturbata e con le spalle coperte e per dare l’impressione di impegnarsi.] Questo “tutto”, continua il giornale israeliano, comprende il rilascio di prigionieri, la rimozione dei posti di blocco nella West Bank e forse la possibilità di dare il controllo di alcuni di questi territori all’ANP(Autorità Nazionale Palestinese)[strana questa “donazione”: la West Bank E’ infatti palestinese, sta in Cisgiordania, dovrebbe a prescindere stare sotto il governo dell’ANP se non fosse che è dal 1967, a seguito della guerra dei sei giorni, sotto occupazione militare israeliana, che, ricordiamolo, è illegale e condannata dall’ONU. Gli accordi di Oslo del 1993 non hanno fatto poi che peggiorare la situazione dando voce in capitolo a Israele su molti territori della cisgiordania, nei quali, abusivamente, sta procedendo da anni a un’opera ampissima di colonizzazione.]. Non si menziona invece la richiesta degli Stati Stati Uniti di bloccare la costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme Est, ma sembrerebbe che una probabile risposta israeliana possa contemplare un momentaneo blocco di quelle ormai celebri 1600 abitazioni, ma non la sua cancellazione totale. Infatti nessuno, neanche Obama secondo Netanyahu, avrebbe il potere giuridico di bloccare la costruzione di quelle case. Prometterebbe che la costruzione averrà in tempi dilatatati, due o tre anni [come se questo cambiasse le cose].
Hareetz propone poi un sondaggio agli israeliani dal quale risulta che, se la popolarità del presidente americano Obama è in calo nel suo paese, in Israele è anzi ben voluto e la sua politica estera nei confronti dello stato sionista è considerata amichevole e leale. Questo contrasta con ciò che avrebbe voluto Netanyahu che si presenta ai suoi elettori come vittima di una politica americana dura nei suoi confronti. Il 48% degli Israeliani ritiene che la costruzione di abitazioni a scapito dei Palestinesi a Gerusalemme Est debba continuare, anche col rischio di una frattura con gli USA, mentre un 41% è d’accordo nel blocco delle costruzioni almeno fino all’inizio di un processo di pace[a questo punto non sappiamo se rallegrarci per il 41% o disperarci per il 48%!]. Infine il comportamento di Netanyahu non sembra essere gradito a molti Israeliani, forse perchè, dice Haaretz, “Netanyahu” e “comportamento” sono due parole che non vanno d’accordo e che ci riportano a dieci anni fa quando il suo governo cadde proprio a causa del suo “comportamento”. Il popolo israeliano non ha voltato le spalle al suo primo ministro, ma non ha neanche applaudito alle tirate d’orecchio che si è conquistato da parte degli Stati Uniti.
Solo più sotto Haaretz accena all’attacco condotto dall’ IDF(Israel Defece Forces) poche ore fa su Gaza, segnalando due feriti[civili. Ma le vite umane sembrano interessare meno delle soap opera diplomatiche].

Nello stesso tempo il New York Time ci fa sapere che gli Stati Uniti sanzionano la Islamic National Bank e la Al-Aqsa Television[nel caso ci fosse bisogno di peggiorare la situazione sociale-economica della striscia di terra più popolata al mondo e sotto “embargo” da anni ad opera di Israele] . Il motivo sarebbe [neanche a dirlo] il rapporto che le due imprese hanno con Hamas [essendo due imprese di Gaza, il cui governo eletto è costituito da Hamas, sarebbe difficile il contrario]. Il New York Time riporta anche le parole utilizzate dal Tesoro circa i programmi televisivi di Al-Aqsa Television: “destinati a reclutare i bambini per diventare combattenti armati di Hamas e kamikaze una volta raggiunta l’età adulta”[no comment]. Comunque sia, tutti i fondi presenti sul suolo statunitense sono stati bloccati[finiranno nelle casse americane? Oltre il danno la beffa?].

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