Lettera di Mandela al giornalista Thomas Friedman sull’apartheid in Israele

maggio 31, 2009

“Caro Thomas (Friedman, articolista del NYT),
so che entrambi desideriamo la pace in Medioriente, ma prima che tu continui a parlare di condizioni necessarie da una prospettiva israeliana, devi sapere quello che io penso.
Da dove cominciare? Che ne dici del 1964? Lascia che ti citi le mie parole durante il processo contro di me. Oggi esse sono vere quanto lo erano allora: “Ho combattuto contro la dominazione dei bianchi ed ho combattuto contro la dominazione dei neri. Ho vissuto con l’ideale di una società libera e democratica in cui tutte le sue componenti vivessero in armonia e con uguali opportunità. E’ un ideale che spero di realizzare. Ma, se ce ne fosse bisogno, e’ un ideale per cui sono disposto a morire”.
Oggi il mondo, quello bianco e quello nero, riconosce che l’apartheid non ha futuro. In Sud Africa esso e’ finito grazie all’azione delle nostre masse, determinate a costruire pace e sicurezza. Una tale determinazione non poteva non portare alla stabilizzazione della democrazia.
Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione alla situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra palestinesi ed israeliani. Questo accade perché tu, erroneamente, ritieni che il problema palestinese sia iniziato nel 1967. Sembra che tu sia stupito del fatto che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente più importante dei quali e’ il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi.
Il conflitto israelo-palestinese non e’ una questione di occupazione militare e Israele non e’ un Paese che si sia stabilito “normalmente” e che, nel 1967, ha occupato un altro Paese. I palestinesi non lottano per uno “Stato”, ma per la libertà, l’indipendenza e l’uguaglianza, proprio come noi sudafricani.
Qualche anno fa, e specialmente durante il governo laburista, Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l’esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno Stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare. Israele non pensava ad uno “Stato”, ma alla “separazione”.
Il valore della separazione e’ misurato in termini di abilità, da parte di Israele, di mantenere ebraico lo Stato ebraico, senza avere una minoranza palestinese che potrebbe divenire maggioranza nel futuro. Se questo avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una democrazia secolare o uno Stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno stato di apartheid non solo de facto, ma anche de jure.
Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent’anni, scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani e’ preda di un volgare razzismo e si dichiara apertamente razzista. Questo razzismo e’ della natura di: “Odio gli arabi” e “Vorrei che gli arabi morissero”.
Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte discriminazioni contro i palestinesi. E se consideri i territori occupati nel 1967, scoprirai che vi si trovano già due differenti sistemi giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita umana: uno per le vite palestinesi, l’altro per quelle ebraiche. Ed inoltre, vi sono due diversi approcci alla proprietà ed alla terra. La proprietà palestinese non è riconosciuta come proprietà privata perché può essere confiscata.
Per quanto riguarda l’occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi e’ un fattore aggiuntivo. Le cosiddette “aree autonome palestinesi” sono bantustans. Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano. Lo stato palestinese non può essere il sottoprodotto dello stato ebraico solo perchè Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana e’ la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi.
Dal momento che Israele e’ uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno posto nello stato ebraico.
L’apartheid e’ un crimine contro l’umanità. Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazioni razziali e di disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini.
La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la societa’ israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente.
Thomas, non sto abbandonando la diplomazia. Ma non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l’apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te.
Quando deciderai cosa fare, chiamami.”


Stati Uniti d’Israele

maggio 31, 2009
Abbas e Obama

Abbas e Obama

Che Obama non avrebbe risolto i loro problemi, i Palestinesi lo sapevano già.

Dopo un lungo incontro con Netanyahu Obama si è intrattenuto brevemente(?) con Abu Mazen. Questo il sunto del discorso: “adottare misure volte a creare fiducia per smuovere il processo di pace”: Israele deve porre termine alla costruzione di insediamenti (prima fase della Road Map), i palestinesi devono fermare “la violenza e smantellare le infrastrutture del terrorismo” e smettere di “incitare all’odio contro Israele nelle scuole e nelle moschee”(???). Durante la conferenza stampa svoltasi dopo la riunione, Obama si è detto fiducioso che il governo israeliano “si renderà conto che la soluzione dei due stati va nell’interesse della sicurezza di Israele stesso”. Senza il riconoscimento di Israele (perchè? Israele riconosce la Palestina?), ha evidenziato il presidente Usa, e il rispetto degli accordi precedenti siglati, “sarà difficile intravvedere una possibilità di pace”. E ha aggiunto di voler preparare un “calendario formale” per la creazione di uno stato palestinese. Alla fine dell’incontro, Obama ha ribadito che gli Stati Uniti sono “amici di Israele” e intendono garantirne la sicurezza e la protezione(era il momento giusto per specificarlo?). [Fonte Infopal]

Ma il governo israeliano non ha accettato la premessa del discorso, dove si menzionavano le colonie, unico punto a favore dei Palestinesi chiaramente. Subito il portavoce di Netanyahu ha ribadito «Il destino degli insediamenti – ha replicato ieri il portavoce Mark Regev – sarà deciso nei negoziati finali tra Israele e i palestinesi, nel frattempo bisogna concedere a quelle comunità di continuare una vita normale». La vita normale, ricordiamolo, è la cosidetta “crescita naturale” delle colonie, concetto chiave del governo israeliano.

Ma come se non bastasse oggi possiamo leggere questo definitivo no del governo israeliano:
Israele rifiuta la sospensione totale della sua attività coloniale in Cisgiordania, come richiesto dal presidente Usa Barack Obama: lo ha affermato il ministro israeliano dei Trasporti, Israel Katz, considerato molto vicino al premier dello Stato ebraico, Benjamin Netanyahu. “L’attuale governo israeliano non accetterà in nessun modo che la politica coloniale legale(???Quale insediamento sarebbe legale???) venga congelata nella Giudea-Samaria (Cisgiordania, ndr)”, ha affermato Katz. [fonte tgcom]

Come dire che gli israeliani, con le loro reazioni fuori misura, riescono a far apparire troppo filo-palestinese un discorso inutile e indegno che tutto fa fuorchè difendere i diritti della Palestina. Paradossale e quasi ridicolo.


La nakba e i volantini

maggio 26, 2009
volantini israeliani

“Alla popolazione di Gaza,

le Forze di Difesa Isrealiane vi avvertono ancora che è proibito avvicinarsi a meno di trecento metri dal confine, e chiunque cercherà di avvicinarsi porrà se stesso in pericolo. L’esercito israeliano utilizzerà le procedure adatte per farlo allontanare compreso sparare se sarà nesessario.

Questa è una promessa,

chi è stato avvertito non trovi scuse!”

Il 15 maggio era l’anniversario della Nakba, la catastrofe per i Palestinesi. Nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare un pò di volantinaggio per la città, mettendo assieme una piccola spiegazione di cosa fosse( e di come continuasse ancor ora) e un nuovo invito alla campagna del bds.

Il governo israeliano, dal canto suo, vorrebbe varare, secondo un quotidiano israeliano, una legge che vieta ai profughi del 1948 di commemorare la data della Nakba. Chiunque sarà sorpreso a commemorare il 15 maggio rischierà fino a tre anni di carcere.

Magnifico esempio di antisemitismo (forse non tutti sanno che anche gli arabi sono semiti cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Semiti),di governo razzista e di pulizia etnica.

Dulcis in fundo, Gaza è stata in questi giorni sommersa da volantini lanciati dagli elicotteri israeliani. I volantini riportavano la cartina della striscia di Gaza e l’intimazione a non avvicinarsi alle zone di confine (densamente popolate come tutta Gaza), minacciando di aprire il fuoco su chiunque si avvicinasse. Questa sarebbe la tregua? Oppure fa solo da sprone per creare situazioni impossibili, di disagio, con magari qualche gesto insensato da parte di minoranze armate che farebbe da PRETESTO per un nuovo massacro? E non è forse la continuazione della decennale politica israeliana che ruba territorio ai palestinesi di metro in metro?


Netanyahu fa ‘arrabbiare’ Obama

maggio 18, 2009

Lo stato ebraico ha deciso di indire una gara di appalto per espandere l’insediamento in Cisgiordania settentrionale, a Maskiot. Una decisione che riguarda la costruzione di 20 unità abitative e che potrebbero di fatto porre ulteriore tensione nei colloqui tra Netanyahu e l’inquilino della Casa Bianca che ha sempre considerato l’insediamento un ostacolo al processo di pace.

L’amministrazione Obama ha infatti detto più volte, sulla scia anche della politica del predecessore George Bush, che Israele dovrebbe fermare la costruzione di nuovi insediamenti, come prevedono gli obblighi della road map internazionale nel 2003.

Volontà a confronto con diplomazia

Primo incontro alla Casa Bianca tra il presidente Usa, Barack Obama, e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Un faccia a faccia lungo (secondo il più diffuso quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth durerà tre ore e 15 minuti) e impegnativo per i due leader che dovranno fronteggiare due diverse volontà a colpi di diplomazia e superare i nodi sulla questione dello Stato palestinese e quello sui progetti nucleari iraniani. Netanyahu è arrivato domenica mattina a Washington portando con se nella valigia quello che lui stesso ha definito “un nuovo approccio” al problema palestinese. “Se mettiamo sul tavolo un nuovo piano – ha detto un alto consigliere israeliano – gli americani non lo respingeranno”.

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Cave illegali in Palestina

maggio 18, 2009

In Israele cominciano a scarseggiare i materiali per l’edilizia. Anzi, stando a uno studio fatto realizzare dal governo, tra un decennio lo stato ebraico potrebbe ritrovarsi senza più laterizi. Un bel problema per una nazione in continua «espansione», costantemente impegnata nella costruzione di nuovi insediamenti nei territori occupati della Cisgiordania.
È proprio da questi territori, dalle cave in terra di Palestina, che Israele si rifornisce  illegalmente – di sabbia, ghiaia e pietra per costruire persino le stesse case degli insediamenti ebraici. La denuncia arriva dall’Istituto di ricerche applicate di Gerusalemme (Arij) e da Yesh Din, organizzazione israeliana per la difesa dei diritti umani con sede a Tel Aviv, che hanno accusato alcuni costruttori israeliani di estrarre illegalmente in Cisgiordania materiali destinati all’edilizia; attività estrattive in cave che, trovandosi nei territori occupati, vengono operate naturalmente sotto la giurisdizione delle Forze armate israeliane.


Così, mentre continua l’occupazione della Cisgiordania, giustificandola davanti alla comunità internazionale con ragioni di sicurezza nazionale, Israele ne approfitta per espropriare la Palestina delle sue risorse naturali, che siano acqua, terra, o lo stesso materiale da costruzione che, in parte viene utilizzato per ampliare gli insediamenti ebraici esistenti, in parte per costruirne di nuovi, ma il grosso viene utilizzato direttamente in territorio israeliano. Ogni anno infatti, dalle dieci cave esistenti in Cisgiordania e menzionate nella denuncia di Yesh Din, Israele estrae12 milioni di tonnellate di materiale da costruzione per il proprio fabbisogno; si tratta di appropriazione illegale di terra nel senso letterale del termine.

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La nuova autocrazia di Israele

maggio 11, 2009

Articolo di Dimi Reider, giornalista israeliano, pubblicato su “The Guardian” del 30 aprile: l’arresto di membri di una Ong pacifista è sintomatico di una nazione che si sta militarizzando a una velocità allarmante.

Le prime irruzioni si sono svolte domenica, verso verso le sette del mattino. In tutta la nazione venivano trattenuti dalla polizia attivisti di una organizzazione no-profit regolarmente registrata. I loro computer sono stati confiscati, ed è stato loro vietato di contattarsi o di riprovare a ripristinare i dati sui PC sequestrati. In seguito ad una conferenza stampa trionfalista da parte della polizia, altri attivisti sono stati fermati e ci si aspetta ancora nuovi interrogatori.

Nel caso in cui non abbiate ancora indovinato, il Paese in cui accade tutto ciò è Israele. La Ong in questione è New Profile, un’organizzazione femminista che lavora contro l’arruolamento nell’esercito israeliano.

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