Gerusalemme Est, le demolizioni nei quartieri arabi non si fermano

di Andrea Dessi*

Circa 90 unità residenziali del quartiere arabo di al-Bustan di Gerusalemme Est rischiano di essere demolite.

La questione è stata al centro di una conferenza stampa che si è tenuta mercoledì 21 aprile nella “tenda della solidarietà” eretta mesi fa nel quartiere di Silwan a poche centinaia di metri dalla zona in cui si trovano le unità residenziali a rischio.

Mauread Corrigan Maguire (vincitrice del premio nobel per la pace nel ’76 per le sue attività nel Irlanda del Nord), Attalah Hana (Arcivescovo della Chiesa greco-ortodossa del patriarcato di Gerusalemme), Hatem Abdel Qader (membro del Consiglio legislativo palestinese – Plc) e Rabbi Yehiel Grenimann (membro dell’organizzazione Rabbis for Human Rights) hanno tutti denunciato il governo israeliano accusandolo di discriminare la popolazione araba della città e creare elementi di fatto sul terreno con lo scopo di promuovere la “ebraizzazione di Gerusalmme Est”.

“Credo che Israele si stia macchiando di una pulizia etnica della popolazione palestinese proprio qui a Gerusalemme est – ha dichiarato Corrigan Maguire durante il suo discorso riportato dalle maggiori fonti giornalistiche locali ed internazionali – Questa è la loro casa, la loro comunità. Li stanno buttando fuori per costruirci un parco”.

“Noi non vogliamo la violenza, ma vogliamo i diritti umani, dignità e l’uguaglianza democratica [..] il popolo palestinese [se li] merita” ha aggiunto la vincitrice del premio Nobel, che da anni ormai si interessa alle azioni di opposizione non-violente del popolo palestinese, e che nel 2007 dovette ricevere cure mediche dopo essere stata colpita con un proiettile rivestito di gomma durante la protesta settimanale contro il muro di separazione nel villaggio di Bil’in.

Allarme analogo ha espresso l’arcivescovo Attalah Hana, affermando che “la nostra lotta non è religiosa, non siamo contro la religione ebraica, siamo contro il movimento sionista che intende buttarci fuori di casa. Siamo qui per dare il nostro supporto alle persone che sono oppresse”.

Anche se ora sono i musulmani a rischiare di perdere le proprie abitazioni, “sappiamo che in seguito saranno i Cristiani”, ha detto Hana, aggiungendo che “qui noi non siamo ospiti e continueremo a combattere il razzismo, e lo spingere le persone ad abbandonare le proprie case costituisce un grado altissimo di razzismo. Siamo nati a Gerusalemme, rimarremmo a Gerusalemme e moriremo a Gerusalemme”.

A sua volta anche il Rabbino Grenimann ha accusato il governo israeliano di discriminare la popolazione araba di Gerusalemme. Secondo quanto riportato dall’Alternative Information Center (Aic), Yehiel Grenimann si è rivolto ai giornalisti dichiarando che “noi [ebrei] crediamo che la Torah insegna giustizia, che la legge debba essere uguale per tutti e che deve essere bilanciata. Non ho dubbi che il modo in cui Israele tratta i residenti di Silwan sia basata su di una linea politica discriminatoria. Prego che possiamo trovare un modo per superare le differenze che ci sono tra noi”.

Di fronte alle accuse ricevute, il governo israeliano ed il sindaco di Gerusalemme, Nir Barkan, hanno replicato tramite una serie di dichiarazioni riportate dai media nazionali.

Secondo quanto ha sostenuto un assistente del sindaco sul Jerusalem Post, tutti “i tentativi di politicizzare questa faccenda o di attaccare il municipio [di Gerusalemme] per aver eseguito la legge non potrà influenzare la legge stessa”.
Il sindaco ha inoltre dichiarato che la sua linea politica mira a “mantenere il rapporto [demografico] tra ebrei e musulmani [nella città] in modo da assicurarsi che Gerusalemme abbia una maggioranza di popolazione ebraica in quanto capitale ebraica del mondo”.

Tuttavia, ha precisato Barkan, “la politica delle demolizioni non fa parte del tentativo di mantenere questo rapporto”.

Nonostante queste assicurazioni le demolizioni in tutto il territorio palestinese continuano. Secondo un comunicato stampa rilasciato il 6 aprile dall’organizzazione Israeli Committee Against House Demolitions (Ichad), il municipio di Gerusalemme sta spendendo 1,2 milioni di shekel (più di 200mila euro) per finanziare lo svolgimento di fotografie aeree dei vari quartieri della città con l’obiettivo di monitorare le attività di costruzione.

Mercoledi’ 22 aprile, secondo quanto riportato dal agenzia di stampa Maan News Agency, sarebbero otto le abitazioni demolite nel nord del paese in un villaggio poco distante dalla città di Nablus.

Lo stesso giorno anche a Gerusalemme, nel quartiere di Jabal Mukabbir, è stata demolita un abitazione ospitante sette membri della famiglia Hdedon. Secondo quanto dichiarato alla Maan News, Ammar Hdedon non avrebbe neppure ricevuto una notifica dell’imminente demolizione della propria casa.

Questa demolizione si aggiunge alle altre due già compiute questo mese (il 6 e il 7 aprile) a Gerusalemme est.  Secondo la Reuters sarebbero così salite a 20 le abitazioni demolite dalle autorità israeliane nelle zone arabe della città dall’inizio del 2009.

Dopo le critiche del segretario di Stato Americano Hillary Clinton, che ha definito “di poco aiuto” le azioni israeliane nei quartieri arabi di Gerusalemme est (zona che tuttora viene considerata come territorio occupato dall’intera comunità internazionale), anche la Gran Bretagna ha dato voce alla sua preoccupazione riguardante l’effetto che tali azioni possono avere sul processo di pace.

In un articolo apparso sul giornale inglese The Independent il 23 aprile un diplomatico britannico ha dichiarato che il nuovo governo israeliano “ci ha chiesto una pausa per permettergli di formulare la propria linea politica, ma se ci sarà una pausa nel processo di pace ci deve essere anche una pause nelle azioni che vediamo a Gerusalemme Est. Tali passi contradicono l’obbiettivo di pace dichiarato da Israele”.

* per Osservatorio Iraq

(fonte: Haaretz, Maan News Agency, Alternative Information Center, Agence France Press, Reuters, The Jerusalem Post, The Independent, The Israeli Committee Against House Demolitions)

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