Un campo da calcio per riprendersi la terra a Zubeidat

Gli abitanti di Zubeidad, villaggio della Cisgiordania occupata a meno di 100 metri dall’insediamento illegale di coloni israeliani di Agamad , hanno spianato il fianco di una collina per creare un campo da calcio. Per anni i pastori del luogo hanno usato il fianco roccioso della collina per pascolare le loro greggi e i bambini di questo villaggio sovrappopolato hanno sempre giocato su questa altura sopra le loro case. Tuttavia progressivamente la gente ha smesso di andare sulla collina, scacciata dai ripetuti attacchi dei coloni, dalle jeep dell’esercito e da una torre di guardia militare distante solo pochi metri.

Tutto ciò ha privato i bambini del loro unico spazio per giocare.

Ci sono due scuole nel villaggio, frequentate da 700 bambini, ma non c’è abbastanza spazio per un campo da gioco. Gli edifici infatti sono addossati uno sull’altro tanto da render simile questo villaggio a un campo profughi e questa risulta essere una delle aree più densamente popolate della Palestina.

Creando un campo da calcio il sindaco di Zubeidat e la popolazione locale hanno voluto rivendicare il loro diritto a usare la terra: un atto di resistenza che anticipa il furto di quella stessa terra per mano dei coloni e dell’esercito. Gli abitanti di Zubeidat si son ritrovati tutti alle prime ore del mattino di un sabato di marzo e, con l’aiuto di 5 bulldozer, hanno spostato i massi in modo da spianare un grande campo da gioco. Cinque camion pieni di terra hanno infine terminato l’opera nel tardo pomeriggio.

Quando i coloni di Agaman hanno scoperto il tutto si sono avvicinati ai palestinesi dicendo loro di fermare i lavori con la pretesa che quella terra fosse di proprietà della colonia. Ma gli abitanti di Zubeidat non avevano alcuna intenzione di fermarsi, sono infatti tornati venerdì 10 aprile, sono tornati per continuare il proprio lavoro almeno fino all’arrivo dell’esercito che ha poi sequestrato i documenti di uno degli autisti dei mezzi impiegati nei lavori.

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Questo è solo l’inizio del progetto. Per ora hanno spianato un’ampia area e l’hanno coperta con 6000 m3 di terra. A progetto ultimato ci sarà un’area di gioco e un campo da calcio per le tre squadre – pulcini, ragazzi e adulti – del club giovanile locale che, nonostante tutte le difficoltà, sono considerate le “migliori della valle”.

Tutti i 1800 abitanti di Zubeidat discendono dall’omonima grande famiglia estesa che venne espulsa dalle proprie case in conseguenza della pulizia etnica del 1948 compiuta da Israele. Si stabilirono dunque nella Valle del Giordano ma il loro villaggio non venne riconosciuto come campo profughi dal momento che il governo giordano concesse loro abbastanza terra per costruire case e coltivare. Questa terra venne però progressivamente sottratta loro a partire dal 1967, con l’occupazione israeliana della Cisgiordania.

Cominciarono col sottrarre le terre agricole che si trovano a un chilometro dal Giordano; queste vennero confiscate, recintate e dichiarate “zona militare invalicabile” (recentemente però ai coloni è stato concesso l’accesso a questa terra rubata per poterla coltivare). Nel 1968 venne fondato l’insediamento israeliano di Argaman sulla sommità della collina attigua. I coloni s’impossessarono di gran parte della terra più fertile e di due fonti d’acqua grazie alle quali gli abitanti di Zubeidat irrigavano le proprie colture. Con la creazione dell’insediamento arrivò anche la repressione per mano dell’esercito: ci fu una forte pressione sui pastori palestinesi per farli smettere di pascolare le loro greggi e l’accesso all’acqua venne drasticamente limitato. Si stabiliva il coprifuoco dal tramonto all’alba durante il quale non era concesso raggiungere le terre per sorvegliare il bestiame.

In seguito, come conseguenza degli accordi di Oslo del 1993, venne tracciata una linea attorno all’area fino al momento edificata, l’area così definita copre circa 4,2 ettari di terra al fuori dei quali ai palestinesi non è permesso costruire.

Nonostante queste vicende Zubeidat non ha vissuto la propria storia passivamente, accettando il proprio destino. Come ha detto il Sindaco agli attivisti britannici e italiani in visita nel novembre 2008: “Noi eravamo determinati a non diventare ancora una volta dei profughi”.

Sul fianco della collina, a soli 60 metri dal nuovo campo da calcio, si trova il municipio e un grande serbatoio d’acqua di forma quadrangolare posto su dei trampoli. Questo serbatoio fornisce acqua all’intero villaggio e l’acqua viene pompata dalla compagnia israeliana Mekarot. Questo serbatoio è una prova della forza di volontà locale.


Politici e burocrati fecero un grande errore quando nel 1993 si sedettero attorno a un tavolo e, tracciando una linea su una mappa, decisero quale parte di Zubeidat sarebbe diventata area B (con diritti limitati per i palestinesi residenti) e quale area A ( sotto il diretto controllo dell’esercito israeliano). Si riteneva infatti che il territorio di Zubeidat comprendesse solo terre nella valle ma la penna che tracciava le zone – slittando forse – assegnò a Zubeidat anche il fianco della collina. Costruendo il serbatoio qualche anno fa i palestinesi furono in grado di intraprendere una battaglia legale per stabilire i loro diritti su quella terra. Spostandosi di 60 metri verso la collina e spianando il terreno per un campo da calcio si stanno ora assicurando il diritto a usare questa terra che legittimamente appartiene a loro.

Tradotto per: http://www.jordanvalleysolidarity.org/

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