La chiave di volta è la sottomissione a Israele

I paesi dell'Unione Europea se ne vanno durante il discorso del leader iraniano

Seconda conferenza ONU sul razzismo. Obbiettivo? Stilare gli esempi più evidenti di razzismo nel mondo e cercarvi una soluzione. La prima conferenza di questo tipo avvenne nel 2001. Non parteciparono USA e Israele che lo tacciarono come un carosello anti-israeliano.

“Sono scioccata e profondamente delusa dalla decisione degli Stati Uniti di non partecipare a una conferenza che punta a combattere il razzismo, la xenofobia, la discriminazione razziale e altre forme d’intolleranza presenti in tutto il mondo” ha detto testualmente l’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti umani Navi Pillay, in una dichiarazione pubblicata ieri sul sito web ufficiale della conferenza.

Il programma d’azione di Durban 2 sottoscrive per intero quello già stilato nella prima conferenza del 2001 dove si condannava esplicitamente Israele per la politica razzista nei confronti del popolo palestinese, sottolineando “l’inalienabile diritto del popolo palestinese all’auto-determinazione e alla creazione di uno stato indipendente”. Il documento affermava anche che “l’Olocausto non deve mai essere dimenticato”.

Nonostante il documento di 17 pagine relativo all’incontro di quest’anno ometta invece qualsiasi riferimento ai palestinesi, gli Usa ritengono che la bozza attuale non sia sufficiente a negare le sezioni offensive della dichiarazione di otto anni fa.

A queste preoccupazioni, l’Alto Commissario ha risposto: “Credo che questa difficoltà si sarebbe potuta superare. Sarebbe stato possibile chiarire in una nota che gli USA non avevano condiviso il documento originale, e che di conseguenza non avrebbero sottoscritto nemmeno questo: il che nei negoziati multilaterali è una pratica di routine, volta a costruire consenso permettendo contemporaneamente l’espressione di posizioni individuali… Dopodiché saremmo potuti andare avanti tutti insieme, lasciandoci alle spalle i problemi del 2001.” La stessa Pillay ha proseguito dicendo: “Non riesco a vedere perché, dal momento che il Medio Oriente non è stato menzionato nell’ultima bozza, la politica relativa a quest’area continui a interferire nel processo (di dialogo, ndr)”.

L’atteggiamento statunitense di totale parzialità nei confronti di Israele e dei crimini da esso commessi, evidenziano inequivocabilmente la continuità delle amministrazioni Bush e Obama nei confronti della politica estera mediorientale.

Per quanto riguarda, invece, il nostro Paese, va ricordato che la settimana scorsa, il Consiglio d’Europa ha “bacchettato” l’Italia accusandola di aver fatto “passi insufficienti nella giusta direzione sul fronte della lotta al razzismo, per assicurare eguali diritti alle popolazioni Rom e Sinti, per chiarire la propria posizione in merito alla politica migratoria adottata” (http://www.rassegna.it/articoli/2009/04/16/45749/razzismo-consiglio-deuropa-bacchetta-italia). «Avevamo previsto tutto, siamo stati preveggenti. È successo – ha spiegato il premier ai giornalisti – quello che immaginavamo potesse succedere»esclama il nostro grande Premier. Frattini invece manifesta il suo scetticismo per un possibile accordo al vertice Onu di Ginevra. Per il ministro un accordo possibile significherebbe far sparire dal documento finale ogni riferimento a Israele come Paese razzista. D’altronde si è congratulato con Lieberman per la sua nomina a ministro.

Ma ieri è successo di più. Parte di quelli che c’erano se ne sono andati. Perchè? Ancora per la paura di trattare tematiche inerenti a Israele.

Ieri Ahmadinejad ha infatti criticato l’istituzione di “un governo razzista” in Medio Oriente dopo il 1945, alludendo chiaramente a Israele: «Dopo la fine della Seconda guerra mondiale gli Alleati sono ricorsi all’aggressione militare per privare delle loro terre una nazione intera sotto il pretesto delle sofferenze degli ebrei. Hanno inviato migranti dall’Europa, dagli Stati Uniti e dal mondo per istituire un governo razzista nella Palestina occupata»«È necessario mettere fine agli abusi dei sionisti e di chi li sostiene»

Gli Stati dell’Unione Europea hanno preso i piedi e se ne sono andati dalla sala. L’Italia non ha potuto farlo solo perchè preventivamente non c’era, come pure Israele, Canada, Australia, Olanda, Germania e Svezia. Coscienza sporca?

Ma il presidente Ahmadinejad ha ricevuto anche applausi dalla platea: la prima volta quando ha accusato “gli Stati occidentali di essere rimasti in silenzio di fronte ai crimini commessi da Israele a Gaza” e la seconda volta quando ha detto che occorre “rivedere le organizzazioni internazionali e il loro modo di lavorare”. Consensi al presidente iraniano sono arrivati anche quando ha parlato della crisi economica mondiale sottolineando che “continua ad aggravarsi e non ci sono speranze che possa essere superata”.

Ancora una volta l’ONU ha dimostrato di non valere nulla in campo internazionale, e il mondo si è dimostrato per quello che è: sottomesso a Israele. Il pensiero che si metta il veto all’associazione razzismo+israele è incredibile nel momento in cui tutti sanno che anche i cittadini israeliani di origine palestinese sono considerati di seconda classe e esclusi dai più elementari diritti del cittadino comune (poichè non-ebrei). Giusto l’altro giorno Netanyahu ha affermato che Israele deve essere riconosciuta come solo ebraica, dimenticandosi forse che più di un quinto dei suoi cittadini è musulmano o cristiano. Un cittadino israeliano non-ebreo va incontro a:

discriminazioni nelle scuole

la legge sul rientro (viene offerta  la cittadinanza israeliana a qualunque ebreo del mondo dietro richiesta, mentre la si nega alle numerose etnie non-ebree che abitano però in quei territori da decenni)

impossibilità di arruolamento

mancato riconoscimento di villaggi

conseguente mancanza di servizi base come quelli idrici

divieto ai palestinesi sposati con israeliani di vivere in Israele

impossibilità di manifestazione (repressione tramite esercito, vedi 2000)

proposta politica del transfer (i non-ebrei essendo in crescita in uno stato ebreo sono invitati o ad accettare una cittadinanza di seconda classe o ad andarsene, questo porta a un sempre maggior numero di cartelli o manifesti inneggianti all’esplulsione dei cittadini israeliani palestinesi)     maggiori informazioni qui

Per non parlare poi dei Palestinesi dei territori occupati, ai quali una cittadinanza e dei diritti sono negati.

[fra le fonti infopal, ansa, corriere della sera…]

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