I RIMORSI ‘DURATI ANNI’ DI UN CECCHINO ISRAELIANO

di Aldo Baquis

TEL AVIV – Otto anni di riflessioni hanno portato un cecchino di un’unità di elite israeliana a incontrare un giornalista britannico a cui, per la prima volta, ha raccontato adesso nei dettagli l’uccisione a sangue freddo di un miliziano palestinese, nella Striscia di Gaza. Il racconto appare oggi con grande evidenza sul quotidiano britannico ‘Independent’. Un esponente di ‘Rompiamo il silenzio’ – un gruppo di una ventina di ex militari di leva che hanno deciso di investigare privatamente centinaia di episodi che a loro parere rappresentano altrettante “macchie” per Israele – ha raccontato oggi all’ANSA alcuni retroscena di questa vicenda. L’episodio avvenne il 22 novembre 2000 nella zona di Morag, una colonia nel sud della Striscia di Gaza oggi distrutta. Un’ unità scelta delle forze armate aveva avuto ordine di catturare due miliziani ritenuti responsabili di una serie di attacchi. Ma quando essi giunsero a portata dei fucili dei militari – secondo questa testimonianza – furono uccisi a sangue freddo, assieme con due civili che si erano venuti a trovare nelle vicinanze. “Abbiamo avuto in merito le prime informazioni nel settembre 2005”, ha detto Yehuda Shaul, uno dei responsabili di ‘Rompiamo il silenzio’. “Qualcuno nell’aviazione militare ha aggiunto Shaul – aveva visto allora un filmato dell’episodio”. In seguito il gruppo ha raccolto le testimonianze di altri quattro militari, ciascuno dei quali disponeva di un diverso tassello della vicenda. Fra questi, due anni fa, il cecchino intervistato dal giornale, che ha ammesso di aver sparato undici proiettili sul ricercato palestinese da una distanza di 15 metri. “Nella versione ufficiale si affermò all’epoca che il palestinese aveva impugnato un Kalashnikov, ma noi siamo in grado di stabilire che l’arma era ancora nel bagagliaio”, ha detto Shaul. “Si trattò di una eliminazione”. Yehuda Shaul non approva comunque il titolo scelto dal giornale britannico secondo cui in Israele agirebbero “Squadre della morte”. “E’ una definizione che non rappresenta la realtà “, afferma. Non solo non ci sono in giro “mostri”, ma semmai, al contrario, il messaggio di ‘Rompiamo il silenzio’ è l’opposto. “Non è la singola mela che è marcia – afferma – ma tutto il sacco”, ossia l’occupazione militare israeliana. I ragazzi che portano le proprie testimonianze a ‘Rompiamo il silenzio’ sono a suo parere normali, anche di buone famiglie, e malgrado ciò giungono a compiere nei Territori palestinesi azioni di cui poi si vergogneranno per anni. Un po’ come Ari Folman, il militare di leva che prese parte nel 1982 all’invasione israeliana del Libano e che oltre 20 anni dopo ha realizzato il film d’ animazione “Valzer con Bashir’, uno dei film candidati la settimana scorsa all’Oscar, che riesamina con spirito critico le traumatiche vicende vissute da ragazzo. “Da dove viene il nostro impegno? Dalla sensazione – conclude Shaul – che la stampa israeliana non faccia il suo dovere e che qualcuno debba comunque raccontare alla popolazione cosa succede davvero nei Territori”.

da ansa.it

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