Elezioni israeliane 2009: risultati e prime considerazioni

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Questo grafico ci fornisce i dati delle elezioni israeliane: i seggi conquistati alla Knesset e la percentuale di voti ottenuti. Non sappiamo ancora che genere di maggioranza si formerà in parlamento ne’ chi ricoprirà la carica di Primo Ministro ma certo è che non si è avuta la vittoria schiacciante annunciata di Netanyahu e che la Livni ha completato la sua rincorsa ma ne’ il Likud ne’ Kadima possono dirsi i vincitori di queste elezioni.

In un quadro politico frantumato forse l’unico partito che può proclamarsi vincitore è quell’ Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman: la vittoria delle destre, dell’ultra-nazionalismo razzista. Lieberman con 15 seggi sarà il vero ago della bilancia nella formazione delle futura maggioranza di governo che guiderà Israele. Molto probabilmente, a meno di una carnevalesca coalizione fra Likud, Kadima e Labour sia Netanyahu che Livni per poter governare dovranno scendere a patti con Lieberman.

Il Labour Party si diceva. Un partito ridotto a brandelli, ai suoi minimi storici. Il Labour si è prestato negli ultimi anni alle alleanze più improbabili e ha man mano perduto tutti i suoi tratti e… il suo elettorato.  Che fine ha fatto l’elettorato labourista in Israele? Certo non si è spostato alla sinistra del partito di Barak: Meretz è andato incontro a un fallimento totale dimostrandosi un progetto di sinistra sionista non ancora maturo o per il quale forse non sono ancora maturi gli israeliani. Bisogna riconoscere che Kadima ha intercettato tutto quell’elettorato labourista che all’ambiguità del Generale Barak ha preferito i muscoli di Livni: meglio affidarsi all’esperienza dei discepoli di Sharon quando si tratta di “finire il lavoro” con i palestinesi.

Perchè di questo si tratta: questa è stata una campagna elettorale da tutti condotta sulle ricette securitarie d’immunità per Israele dai palestinesi. Non importa con quali costi. L’importante è rendersi immuni. Nessuna apertura al dialogo, nessuna concessione ai diritti del vicino, nessuna discussione sulle colonie illegali e soprattutto, ed è ciò che più sconcerta, nessun riesame sulla mattanza di Gaza.

Da qui il mosaico rappresentato nella prossima Knesset che  rispecchia tutt’altro che un pluralismo politico o una vivacità interna alla democrazia israeliana: l’arco costituzionale si estende dalle macerie di una sinistra sionista storica e storicizzata a un forte blocco di centro-destra fino a un ultra destra e a un ultra ulteriore dell’ultra destra che sono le forze politiche dell’ortodossia religiosa costituitasi in partiti.  Infine i partiti arabi, arroccati, isolati, che messi assieme collezionano appena un 10% scarso.

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