Elezioni israeliane 2009

Il sistema elettorale

Il sistema elettorale israeliano è di tipo proporzionale, un proporzionale a lista rigida, ossia senza la possibilità di esprimere preferenze di lista o modificare la stessa: si vota, in altre parole, per una lista di partito e non per una persona della lista (alcuni partiti adottano il sistema delle primarie per stilare le proprie liste mentre certi partiti ultraortodossi si affidano al giudizio dei rabbini). just_try_voting_here_265x358Per accedere alla Knesset (il parlamento), per ottenere un seggio dunque, è necessario però superare lo sbarramento del 2%. I seggi alla Knesset sono 120. Le elezioni legislative si tengono ogni 4 anni, sebbene il primo ministro o la stessa knesset abbiano la facoltà di indire elezioni anticipate oppure di posticiparle in determinate circostanze.

Il diritto all’elettorato attivo e passivo, il sistema elettorale, e i termini della vita dell’assemblea legislativa sono sanciti dalla legge di base del 1958 sulla Knesset.

Le elezioni per la diciottesima Knesset si terranno il 10 febbraio 2008.

Il quadro politico israeliano

La legge elettorale israeliana consente di formare un partito con 100 firme e 500.000 shekel e ciò genera un’estrema frammentazione del quadro politico: al 23 dicembre 2008 i partiti iscritti al registro del ministero risultavano essere ben 43; alla fine comunque solo 34 di questi hanno presentato le proprie liste di candidati per la Knesset. I giochi delle alleanze hanno perciò, in definitiva prodotto le seguenti liste:

Likud. Candidato: Binyamin Netanyahu. Il Likud è il grande partito della destra liberale e sionista israeliana nato nel 1973. All’interno dei riferimenti politici israeliani il Likud s’ispira al sionismo revisionista di Zeev Jabotinsky. Bibi Netanyahu è il grande favorito in questa tornata elettorale. A fine dicembre è confluito nelle liste del Likud anche il partito religioso-sionista Ahi.

Kadima. Candidata: Tzipi Livni. Dopo la crisi del governo Olmert, dovuta alla lotta interna per la leadership di Kadima (creatura di Ariel Sharon che si separò nel 2005 dall’ala destra del Likud) la Livni ha ricevuto l’incarico di formare un nuovo governo. Fallito questo tentativo e constatata l’impossibilità di costituire una nuova maggioranza si sono indette le elezioni. Livni, ministro degli Esteri del governo Olmert, sembra non aver guadagnato abbastanza dall’eccidio di Gaza, anzi, gli ultimi sondaggi (5 febbraio) testimoniano della volontà dell’elettorato israeliano di punire Kadima per la decisione “anticipata” di proclamare il cessate il fuoco unilaterale senza aver raggiunto risultati più “concreti” (sic) (ricordiamo che ben 96% dei cittadini ebrei d’ Israele era favorevole all’offensiva su Gaza e al prosieguo dell’operazione): il partito della Livni è dato a 21 seggi, ben 8 in meno rispetto alla passata legislatura.

Partito Laburista. Candidato: Ehud Barak. Anche il partito dell’ ex ministro della difesa soffre nei sondaggi come Kadima, sebbene abbia ultimamente recuperato terreno: 16 seggi rispetto ai 19 della diciassettesima Knesset. Questo tuttavia rispecchia una crisi cronica del Labour Party israeliano che “ha esaurito il proprio ruolo di guida della sinistra israeliana offrendosi come partner di qualsiasi coalizione, incluse quelle di destre (leggasi Kadima ndr)”, così lo scrittore Amos Oz in un’intervista al manifesto.          Prima delle elezioni il partito laburista ha rotto l’alleanza che durava dal 1999 con il partito religioso-sionista di centro-sinistra Meimad, che ha a sua volta optato per un’alleanza con il nuovo partito ecologista nato a fine 2008 HaTnua’a HaYaroka (The Green Movement).

Ysrael Beiteinu. Candidato Avigdor Lieberman. E’ il partito ultranazionalista e all’ultimo grido nella scena politica israeliana e probabilmente anche il più pericoloso. Fondato nel 1999 con l’intento di rappresentare l’elettorato russofono e di sostenere la linea dura nei negoziati con i palestinesi Lieberman si distinto nel 2003 e negli ultimi mesi per aver chiesto e sostenuto l’esclusione dei partiti arabo-israeliani dalla competizione elettorale.        Ysrael Beiteinu (Israele è la nostra casa) vola nei sondaggi: si pensa che dagli 11 seggi attuali possa passare ai 16 e finanche ai 18 seggi nella prossima legislatura. Ysrael Beiteinu ha perso l’appoggio della fazione interna di Michael Nudelman che per queste elezioni correrà con il partito indipendente Yisrael HaMithadeshet, deciso a raccogliere consensi fra l’elettorato russofono.

Shas. Leader: Eli Yishai. E’ un medio partito (12 seggi nelle diciassettesima Knesset) che rappresenta le istanze dell’ortodossia chassidica, delle comunità sefardite, e delle comunità ebraiche del medio-oriente, nord Africa e dell’Asia centrale e caucasica (Mizrahim, le comunità orientali che si ritengono eredi del giudaismo originario in quanto discendenti degli ebrei deportati in Babilonia). Shas ha lasciato la coalizione di governo con Kadima e Labour e correrà da solo alle elezioni, nonostante sia stato corteggiato a lungo dalla Livni. Eli Yishai balzò agli “onori” della cronaca nel 2006 per aver definito gay e lesbiche “persone chiaramente malate”.

Meretz. Leader: Haim Oron. E’ il partito della sinistra sionista. Facendo confluire a inizio dicembre tra le proprie fila il cosiddetto “movimento degli scrittori” (Tnu’a HaHadasha, New Movement) con in testa Amos Oz e A. B. Yehoshua, ha riposto qualche speranza nella possibilità di erodere voti alla sinistra del Labour Party. Il progetto politico del nuovo Meretz annunciava la nascita di un partito social-democratico con vocazione pacifista e invece Oz e Yehoshua hanno passato le ultime settimane a sostenere la “giusta guerra” a Gaza. E, come testimoniano i sondaggi e come fa notare Michele Giorgio dalle colonne de il Manifesto, “l’elettorato di fede laburista ha preferito il comandante in capo Barak ai due scrittori con l’elmetto”.

Hadash. Leader Mohammad Barakeh. E’ il partito comunista israeliano e insieme ai 3 partiti arabo-israliani – United Arab List–Ta’al (alleati) e Balad – l’unico partito non-sionista nell’arco costituzionale israeliano. Questi partiti chiedono da sinistra lo smantellamento degli insediamenti israeliani nella West Bank sostenendo la soluzione dei due-stati e rivendicano i diritti della minoranza araba all’interno dello Stato israeliano. I partiti arabi hanno costituito il bersaglio prediletto della campagna oltranzista di Lieberman che, come nel 2003 ne ha chiesto l’esclusione dalla campagna elettorale. Il Comitato Elettorale Centrale ha accolto le richieste di Liberman che accusava i partiti arabi di non riconoscere Israele come stato ebraico ma infine, come nel 2003, la Corte Suprema ha reintegrato i partiti esclusi. Nonostante ciò Lieberman, deluso, è ritornato alla carica promettendo di impegnarsi affinchè la prossima Knesset approvi la legge sulla cittadinanza che vincolerebbe la stessa al riconoscimento dell’ esclusiva ebraicità dello Stato. Così Hanin Zuabi, candidata di Balad, ha commentato i foschi propositi del leader di Ysrael Beiteinu: “La maggioranza dei palestinesi in Israele rifiuterà seccamente questa dichiarazione frutto di una ideologia razzista. Accettarla vorrebbe dire rinunciare a uno sviluppo d’Israele verso una democrazia rappresentativa di tutti i suoi cittadini. Non solo, finirebbe per autorizzare e legittimare politiche discriminatorie verso i cittadini non-ebrei. Quello che il mio partito – sin dalla sua fondazione a metà degli anni ’90 – ha cercato di dire a tutto il paese è che solo un Israele Stato per tutti i suoi cittadini, senza differenze, può trovare la stabilità interna e compiere il tragitto verso la pace.”     Nel contesto politico israeliano le posizioni di questa sinistra non sionista sono tuttavia drammaticamente isolate; basti solo questo dato: gli arabi cristiani e musulmani costituiscono circa il 20% dei 7,4 milioni di cittadini israeliani, e nonostante questo i deputati arabi nella scorsa legislatura erano solo 10 su 120, impotenti davanti al montante fascismo di personaggi come Lieberman e al progressivo, pressocchè integrale, spostamento a destra dell’elettorato israeliano.

United Torah Judaism. È la mini-coalizione di due piccoli partiti ultra-ortodossi Agudat Israel e Degel HaTorah spesso orbitanti attorno alla stella del Kadima di Sharon. I sondaggi danno stabile la lista sui 6 seggi conquistati nella precedente tornata elettorale.

National Union. è un informe aggregato dei più svariati micro partiti della destra israeliana i quali, prendendo poi anche strade differenti, sono passati almeno una volta per la National Union. Alcuni esempi: Avigdor Lieberman risulta, nel 1999, fra i padri fondatori di questa creatura, oppure il partito Ahi (ortodosso), ora confluito nel Likud, ha trovato posto alla Knesset nella scorsa legislatura grazie alle liste di National Union. Ora la coalizione comprende i seguenti partitini: Moledet , Hatikva e Eretz Yisrael Shelanu, tutti abbastanza destrorsi e più o meno ortodossi.

The Jewish Home (HaBayit HaYehudi) E’ l’ultimo nato (novembre 2008 ) nella galassia della destra religiosa e nazionalista. E’ composto dalle macerie dello storico National Religious Party (già alleato della National Union) e da frammenti di Moledet e Tkuma (anch’esso ex National Union). Questo affare precario è tenuto in piedi da Daniel Herschkowitz

I Verdi (HaYerukim). E’ il partito ecologista guidato da Pe’er Visner. I verdi non sono mai rusciti ad accedere alla Knesset ma i sondaggi per queste elezioni assegnano loro 2 seggi e potrebbero quindi agevolmente entrare a far parte della futura coalizione di governo. Non pare abbiano remore infatti a schierarsi col futuro governo, di qualunque segno sia.

Pensionati di Israele alla Knesset (Gil-Gimla’ey Yisrael LaKnesset) è il più singolare dei fantapartiti israeliani costruiti attorno a particolarismi elettorali e a fasce di elettorato ristrette, fortemente identitarie o dalle rivendicazioni molto precise, fin troppo, talmente precise da poter fare a meno di qualsiasi orizzonte politico organico. Su questo modello ci sono diversi altri partiti come Lev LaOlim (il partito degli immigrati dell’ Asia Centrale) oppure Ale Yarok (il partito per la liberilizzazione della cannabis) o il Partito Per la Guerra contro le Banche o il Partito dei sopravvissuti all’Olocausto. A dispetto però di molti di questi il partito dei pensionati ha trovato posto nella scorsa Knesset chiedendo maggior assistenza sociale per le persone più anziane. I sondaggi per queste elezioni sembrano però non riconfermare il partito.

Altre micro entità sono: Tzomet (laico e di destra) Da’am (partito arabo-israeliano nato nel 1995 da una scissione del Maki, il partito comunista israeliano ora componentemaggioritaria all’interno di Hadash) Yisrael Hazaka (nato nel maggio 2008 da trasfughi del Labour) Lehem (fondato da Yisrael Twito, ex Likud, è un partito della destra sociale).

(continua)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: