Est modus in rebus

Valico di Rafah

Valico di Rafah

Mentre anche Haaretz vocifera su un nuovo imminente attacco israeliano a Gaza, “anche qualora regnasse la calma nel prossimo futuro”, continua la “retrospettiva” dei crimini di Israele. Come già una parte di Italiani sapeva, grazie a Il Manifesto e alla puntata di Annozero, l’esercito israeliano ha devastato senza una precisa ragione campi interi di olivi, in una terra che ha come unica attività fattibile l’agricoltura. Non bastasse anche il Centro Palestinese per la difesa dei detenuti conferma attraverso un indagine che le forze israliane hanno ammassato centinaia di persone dentro una casa, sparando qualora osassero uscire, e bombardando la casa più volte. Rintanati per giorni.

Maisa Fawzi as-Sammuni, una ragazza di 19 anni residente nel quartiere az-Zaitun, a sud della città di Gaza, ha riferito che i soldati l’hanno presa con la sua bambina di nove mesi, insieme ad alti trenta membri della sua famiglia, e li hanno messi in casa di un loro parente. Ha poi così proseguito: «I soldati ci hanno ordinato di seguirli in casa di Wael as-Sammuni, di 40 anni, la cui abitazione è di circa 200 metri quadrati. All’inizio eravamo trenta, poi siamo diventati settanta. Siamo rimasti fino al giorno dopo senza acqua né cibo. La mattina seguente, più o meno alle sei, i soldati hanno sparato contro le persone che cercavano di lasciare il posto. Dopo pochi istanti, un carro armato israeliano ha sparato una bomba contro la casa. Quando è caduta la bomba mi sono buttata in terra, sopra la mia bambina. Si sono sollevati fumo e polvere, io sentivo grida e pianti. Quando la polvere è calata, mi sono guardata intorno e ho visto dalle venti alle trenta persone morte e una ventina di feriti».

La ferita di Maisa è leggera, ma ha detto di aver perso suo marito, i suoi suoceri e altri sette parenti di primo grado. La sua bambina di nove mesi ha perso invece tre dita.

La Commissione Internazionale della Croce Rossa ha accusato l’esercito israeliano di aver ostacolato l’arrivo dei soccorritori ad az-Zaitun, impedendo alle sue ambulanze di raggiungere diverse case nel quartiere – dove sono stati uccisi i detenuti palestinesi. [http://www.infopal.it/leggi.php?id=10617]

In Cisgiordania invece le forse speciali israeliane hanno ucciso Ala-Iddin Isam Abu ar-Rab, capo delle brigate al-Quds, ala militare del Jihad Islamico. Se anche si potesse giustificare l’intenzione, considerato il partito di appartenenza, è però inaccettabile ancora una volta il metodo utilizzato.  Est modus in rebus.

Testimoni oculari hanno detto che il giovane Abu ar-Rab è stato ucciso dai soldati israeliani che hanno fatto irruzione in casa sua. Dopo averlo ferito, i soldati lo hanno portato via, impedendo ai suoi parenti di soccorrerlo. Più tardi hanno consegnato il corpo alla Mezzaluna Rossa di Jenin, che lo ha trasferito nell’ospedale del dott. Khalil Sulaiman, dove i medici hanno confermato il decesso dovuto a tre pallottole sparate alla testa e al torace.I testimoni hanno riferito che le forze di occupazione hanno aggredito anche la famiglia del giovane, costringendola ad abbandonare la propria casa, al cui interno hanno poi gettato materiale infiammabile che ha bruciato parte dell’abitazione. L’esercito israeliano sostiene invece di aver trovato all’interno della casa un kalashnikov e munizioni pronti per l’uso.[…]Le brigate al-Quds e la famiglia della vittima hanno accusato le forze di occupazione di aver ucciso Ala-Iddin intenzionalmente. L’esercito israeliano sostiene invece di aver cercato di arrestarlo, ma essendo egli armato, i soldati avrebbero sparato uccidendolo. [http://www.infopal.it/leggi.php?id=10616]

Ancora una volta è la gratuità di Israele a terrorizzare. Se anche potessimo prendere per vera la testimonianza israeliana secondo cui l’uccisione è stata “necessaria”, difensiva, altrettanto non si può dire dell’incendio della casa. Cosa giustifica da parte di un esercito l’incendio di una abitazione privata? Forse che l’esercito italiano si sarebbe mai sognato di appiccare il fuoco all’abitazione privata di un fascista(se l’esercito non lo fosse stato…) o di un brigatista?
Scene simili non si vedono neanche nei peggiori telefilm americani, e questo dovrebbe dirci molto.

La situazione non si smuove, è come era anni fa, e lo sarà ancora. Avvengono esecuzioni a cielo aperto e i valichi rimangono a uso e consumo israeliano. Anche questa mattina, navi da guerra israeliane hanno impedito la consegna di 50 tonnellate di aiuti umanitari agli abitanti della Striscia di Gaza. Parallelamente, le truppe israeliane hanno confiscato più di 3.500 materassi e 400 pacchi di alimenti inviati dall’UNRWA, l’agenzia dell’ Onu per i rifugiati palestinesi. Il materiale era  destinato a più di 500 famiglie.

La radio israeliana ha fatto sapere ieri notte che il capo della Sicurezza politica del Ministero della Difesa israeliano, Amos Gilad, ha informato il Ministro dell’Intelligence egiziano, Omar Suleiman, che Israele rifiuta categoricamente una tregua a tempo determinato; insiste invece per una tregua aperta e indeterminata. Dalla radio si è saputo che lo Stato ebraico non permetterà il contrabbando delle armi o il riarmamento di Hamas; l’apertura dei valichi è inoltre legata all’avanzamento del caso del soldato catturato a Gaza, Gilad Shalit.[http://www.infopal.it/leggi.php?id=10601]

Daltronde non aiuta neanche l’Egitto, che da oggi ha chiuso il valico di Rafah, uno dei più importanti, unica via di fuga. «Il valico sarà aperto secondo i tempi stabiliti dall’Egitto e in base ai bisogni umanitari, anche questi valutati dall’Egitto» ha dichiarato il giornale egiziano al-Ahram.

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