Gaza e le stragi, l’Europa smaschera Solana

febbraio 27, 2009

di Giulietto Chiesa

Campione della “lingua di legno”, Javier Solana si è presentato al Parlamento Europeo per farsi impallinare, questa volta, praticamente da tutti, sinistra, destra, centro.
Tema: la politica europea verso il dramma palestinese, prima, durante e dopo (cioè ora) al massacro di Gaza. Quello realizzato dal governo (uscente) di Olmert, con il consenso plebiscitario dell’opinione pubblica israeliana.

La quale, affinché venga completato lo «schiacciamento degli scarafaggi» palestinesi, ha portato subito dopo al governo Netanyhau e Lieberman, cioè una destra fascista e razzista che, con ogni verosimiglianza, completerà l’opera. O proverà a farlo, mettendo nei pasticci molti suoi sempiterni alleati. Come, appunto, Javier Solana, ma anche Piero-Fassino-cuore-delicato e Walter-Veltroni-chiuso-per-fine-esercizio. Sugli scarafaggi tornerò più avanti.
Tutti, sia detto qui per inciso e senza malizia alcuna, molto socialisti e socialdemocratici, come quel Barak Ehud, ministro della difesa, organizzatore del bombardamento del ghetto di Gaza.

Ma torniamo a Solana, alto rappresentante della politica estera di un’Europa dimezzata, lui stesso dimezzato e bypassato da tutti (salvo che da Tony Blair, a sua volta nominato inviato speciale del Consiglio per il Medio Oriente, ma che non ha trovato il tempo nemmeno di andare a Gaza a dare un’occhiata alle 25 mila case distrutte, ovviamente per errore, dall’aviazione israeliana).

Solana, dunque, ha parlato come se non si fosse accorto di niente. E ha ritirato fuori dal cassetto la solita giaculatoria dei due Stati, spiegando in tre lingue, per meglio mischiare le carte, che lo Stato Palestinese dovrà essere guidato da Abu Mazen, fedele alleato di Israele, e vigilato dalla polizia di Al Fatah, al soldo dei servizi segreti americani e del Mossad, che l’hanno formata e armata.

A diversi deputati è saltato il ghiribizzo di chiedere: che ne facciamo di Hamas, che ha vinto le elezioni in modo democraticamente ineccepibile, sia a Gaza che in Cisgiordania (elezioni volute, organizzate e pagate dall’Europa) ? Qui la lingua di legno di Solana ha emesso suoni sordi e quasi impercettibili, mettendo in difficoltà gl’interpreti: ma non sapete? Hamas è un’organizzazione terroristica. E, pensateci bene, non solo non riconosce l’esistenza dello Stato d’Israele, ma la minaccia.
Leggi il seguito di questo post »

Annunci

Video-lettera aperta di una Israeliana

febbraio 26, 2009

http://zeitun.ning.com Zeitun è una piattaforma internet di social network per la comunicazione interattiva tra movimenti e attivisti italiani e mediorientali che si adoperano, attraverso strategie nonviolente, per la fine dei conflitti armati e il rispetto dei diritti in Medio Oriente.

E’ qui che abbiamo trovato questo video, di una donna Israeliana che scrive una lettera aperta a Obama. Non è il solito video dove si descrivono i soprusi degli israliani a danno dei palestinesi. Non si dice “salva i palestinesi”. La donna supplica “salva Israele da sè stessa”. Un pò egoisticamente se vogliamo, in superficie, ma ciò che di politicamente c’è di più corretto. Poichè la soluzione sta in Israele, non in Palestina. Sta nel fermare Israele, non(solo) nell’aiutare i Palestinesi. Anche noi come GruppoFalastin organizziamo raccolte fondi e vi partecipiamo, ma sapere di dare due pannolini a un bambino non ci garantisce certo una sua giovinezza sicura e dignitosa. Ed è per questo (poichè la vera soluzione starebbe nella politica, non nella solidarietà) che questa video-lettera aperta è, seppur un pò retoricamente, indirizzata ad un politico. E non uno a caso, bensi al Presidente di quello Stato non solo potentissimo, ma che in prima linea investe con le armi su Israele.

Ed è per questo, per questi svariati motivi, che pensiamo dobbiate vedere questo video.


Le ferite di Gaza, da the Lancet

febbraio 25, 2009

The wounds of Gaza,

«The Lancet – Global Health Network»,
2 febbraio 2009.

Le ferite di Gaza e le nuove armi

di Dr. Ghassan Abu Sittah e Dr. Swee Ang
da «The Lancet», la rivista medica più importante a livello internazionale.

Il dottor Ghassan Abu Sittah ed il dottor Swee Ang, due chirurghi inglesi, sono riusciti a raggiungere Gaza durante l’invasione israeliana. In questo articolo descrivono le loro esperienze, condividono le loro opinioni e ne traggono le inevitabili conseguenze: la popolazione di Gaza è estremamente vulnerabile e totalmente inerme davanti ad un eventuale attacco israeliano.

Le ferite di Gaza sono profonde e stratificate. Intendiamo parlare del massacro di Khan Younis del 1956, in cui 5mila persone persero la vita? Oppure dell’esecuzione di 35mila prigionieri di guerra da parte dell’esercito israeliano nel 1967? E la prima Intifada, in cui alla disobbedienza civile di un popolo sotto occupazione si rispose con un incredibile numero di feriti e centinaia di morti? Ancor di più, non possiamo non tener conto dei 5.420 feriti nel sud di Gaza durante le ostilità del 2000. Ma, nonostante tutto ciò, in questo articolo ci occuperemo esclusivamente dell’invasione che ha avuto luogo dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009. Si stima che, in quei 23 giorni, siano state riversate sulla Striscia di Gaza un milione e mezzo di tonnellate di esplosivo. Per dare un’idea approssimativa di ciò di cui si sta parlando, è bene specificare che il territorio in questione copre una superficie di 360 kilometri quadrati ed è la casa di 1,5 milioni di persone: è l’area più densamente popolata del mondo. Prima dell’invasione, è stata affamata per 50 giorni da un embargo commerciale ma, in realtà, fin dall’elezione dell’attuale governo è stata posta sotto vincoli commerciali. Negli anni, l’embargo è stato parziale o totale, ma mai assente. Leggi il seguito di questo post »


Invasioni israeliane, Amnesty e Hamas

febbraio 25, 2009

Cisgiordania – Infopal. Questa mattina all’alba, le forze di occupazione israeliane hanno invaso la cittadina di Khadar, a sud di Betlemme. Fonti della sicurezza locale hanno riferito che un grande spiegamento di truppe israeliane ha attaccato l’area di Um Rakba e diverse case del paese. Alle 12,30 di questa notte, un altro spiegamento di forze ha invaso Nablus, assaltando una scuola e una tv. Fonti locali hanno reso noto che una trentina di mezzi militari ha invaso la Città Vecchia e altri quartieri. I soldati hanno distrutto le porte dei negozi di strada An-Naser e di diverse altre vie, e assaltato la scuola Thafer Al-Masri, vicino a Ras Al-Ein. La stazione tv “Asia” è stata invasa e il direttore, Ayman Al-Qadiri, e due impiegati, sono stati sequestrati. Al-Qadiri ha dichiarato che lo studio televisivo è stato usato come postazione di controllo per monitorare la scuola Thafer che si trova lì vicino. Le forze israeliane hanno anche fatto irruzione nell’abitazione di Imad Qandil, nella Città Vecchia, e collocato dell’esplosivo nella sua cucina, sostenendo che nell’edificio c’era un “tunnel”. Samer Imad Qandil, 18 anni, e suo fratello Ghazi, 20, sono stati arrestati.

Amnesty International. “Le forze israeliane hanno utilizzato fosforo bianco e altre armi, fornite dagli Stati Uniti d’America, commettendo gravi violazioni delle leggi umanitarie internazionali, compresi crimini di guerra che hanno provocato l’uccisione di centinaia di bambini e anziani e causato una grande distruzione a case e infrastrutture. Parallelamente, Hamas e altri gruppi palestinesi armati hanno lanciato centinaia di missili, contrabbandati o fabbricati parzialmente all’estero, contro zone civili in Israele. Nonostante gli effetti di questi razzi palestinesi siano molto inferiori alla distruzione causata dai missili usati da Israele, essi hanno ucciso diversi civili, dunque anche questo è un crimine di guerra”. “E’ possibile dire che Israele ha effettuato un grande attacco contro Gaza con armi, munizioni e strumentazioni militari fornite da gli Stati Uniti e pagate con le tasse dei contribuenti americani”. “A Gaza, alla fine della guerra, i ricercatori hanno trovato frammenti di armi utilizzate dall’esercito israeliano – molte delle quali fabbricate negli Stati Uniti – sparsi nei campi sportivi, nelle scuole, negli ospedali e nelle case dei cittadini. Abbiamo trovato resti con fosforo bianco ancora infiammabile, e altri frammenti di nuovi missili, lanciati dai droni israeliani, che quando esplodono si trasformano in schegge di metallo molto taglienti. Questi pezzi mortali, progettati per uccidere, hanno trapassato porte di metallo e muri di cemento. E’ chiaro che sono stati progettati per causare più vittime possibili”. “E’ dovere degli Stati Uniti interrompere i rifornimenti a Israele, perché vengono violate gravemente le leggi. L’amministrazione Obama deve fermare subito gli aiuti militari a Israele. Sollecitiamo il Consiglio di Sicurezza a imporre subito il divieto totale di forniture belliche a Israele e a Hamas e agli altri gruppi palestinesi armati, finché non si troveranno i meccanismi che garantiscono che tali armi non violino le convenzioni internazionali”.

Immediata la risposta di Hamas: Hamas ha dichiarato oggi che l’appello di Amnesty International a sospendere la fornitura di armi sia a Israele sia a Hamas “non è equilibrata, è ingiusta, ed equipara il criminale alla vittima. Non c’è nemmeno uno stato che fornisca armi a Hamas, mentre a Israele sono le grandi potenze che gliele forniscono. Queste forniture alle forze israeliane avvengono sotto gli occhi di tutto il mondo, che non muove un dito per impedirlo”. Fawzi Barhum, portavoce di Hamas, ha affermato che Israele “usa armi di distruzione di massa – piccoli ordigni nucleari, bombe al fosforo, e altre – contro il popolo palestinese inerme, mentre quest’ultimo non possiede che armi semplici che servono solo per difendersi e per tutelare il suo diritto, legalmente riconosciuto dalle leggi internazionali, a liberare la Palestina dall’aggressore”. Il movimento ha espresso il timore che tali dichiarazioni “ingannino l’opinione pubblica e servano a giustificare l’aggressione israeliana contro l’inerme popolo palestinese, oppure che siano usate come pretesto per proseguire l’assedio e la politica di punizione collettiva”. Hamas ha chiesto a Amnesty International di “rivedere le proprie posizioni ingiuste che danneggiano il popolo palestinese. L’organizzazione dovrebbe partecipare alla raccolta delle prove per processare l’occupazione israeliana e la sua criminale dirigenza, invece di mettere sullo stesso piano il carnefice e la vittima”.



Petizione da firmare

febbraio 22, 2009

Vi invito calorosamente a far girare questa petizione in tutti modi, coi vostri blog, con le vostre mail. La inserisco anche in un quadratino qui affianco in modo che sia sempre facilmente raggiungibile.

Circa 300 tra ONG e associazioni chiederanno al Procuratore della Corte Penale Internazionale di aprire un’inchiesta sui crimini di guerra commessi da Israele a Gaza. Il vostro sostegno è indispensabile. Firmate e fate circolare questa «petizione universale». È urgente.


Al Procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI)

Il diritto è il segno distintivo della civiltà umana. Ogni progresso dell’umanità è coinciso con il consolidamento del diritto. La sfida che ci pone l’aggressione di Israele contro Gaza consiste nell’affermare, in mezzo a tanta sofferenza, che alla violenza deve rispondere la giustizia.

Crimini di guerra? Solo i tribunali possono condannare. Ma tutti noi dobbiamo recare testimonianza, perché un essere umano esiste solo in relazione agli altri. Le circostanze danno tutta la sua dimensione all’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1949, «Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza».

La protezione dei popoli, e non quella degli Stati, è la ragion d’essere della Corte Penale Internazionale. Un popolo senza Stato è il più minacciato di tutti, e davanti alla Storia si trova sotto la protezione delle istanze internazionali. Il popolo più vulnerabile dev’essere il più protetto. Uccidendo i civili palestinesi, i carri armati israeliani fanno sanguinare l’umanità. Ci siamo battuti perché il potere del Procuratore generale fosse al servizio di tutte le vittime, e questa competenza deve permettere che tutto il mondo riceva un messaggio di speranza, quello della costruzione di un diritto internazionale basato sui diritti delle persone. E insieme, un giorno, potremo rendere omaggio al popolo palestinese per il contributo che ha dato alla difesa delle libertà umane.

Per sottoscrivere seguire il seguente link http://www.tlaxcala.es/detail_campagne.asp?lg=it&ref_campagne=10


Nessun sappia

febbraio 22, 2009

Riportiamo qui di seguito un articolo tratto dal sito di Free Gaza.

L’attivista scozzese Theresa McDermott è stata ritrovata in una prigione di Ramleh

L’attivista scozzese Theresa McDermott è stata ritrovata in una prigione di Ramleh, 4 giorni dopo la sua scomparsa a seguito di un prelevamento forzato da parte di Israele mentre era a bordo della missione umanitaria Libanese con destinazione Gaza.

I primi di febbraio Theresa aveva aveva dato la sua disponibilità ad organizzatori internazionali per una missione umanitaria Libanese a Gaza a bordo della nave Tali, battente bandiera del Togo. Teresa era tra i soli 9 passeggeri a bordo dell’imbarcazione cargo intercettata da navi da guerra Israeliane il 4 febbraio 2009 e costretta ad attraccare al porto di Ashdod in Israele.

Tutti i passeggeri e l’equipaggio sono stati rilasciati giovedì 5 febbraio, eccetto Theresa. Tra giovedì pomeriggio e Domenica mattina non si sapeva dove fosse Theresa, raccontavano solo storie false del tipo “ tutti i Britannici  sono partiti per Londra”. Finalmente domenica Theresa è riuscita a chiamare il fratello  John in Scozia per dirgli che si trovava in prigione a Ramleh in Israele.

Secondo il giornalista di Al Jazeera Salam Khodr, quando la nave è stata abbordata, i passeggeri sono stati malmenati e presi a calci dai soldati israeliani prima di essere portati via dalla barca.

Non è stata fornita alcuna informazione ufficiale da Israele sul perché della detenzione di Theresa, quali fossero le eventuali accuse e per quale ragione la sua detenzione fosse stata tenuta nascosta. Quando abbiamo contattato il consolato Britannico in Israele per chiedere assistenza a ritrovare Theresa, il personale si è rifiutato di aiutarci a localizzare Theresa dicendo che non potevano fornire assistenza ad un cittadino UK  senza che lo richiedesse personalmente. Alcuni membri del Parlamento Scozzese, inclusa Pauline McNeil e Hugh O’Donnel, che facevano parte di una delegazione diretta a Gaza a bordo della barca di Free Gaza, Dignity, stanno lavorando con il governo Britannico per assicurarsi che Theresa riceva la protezione e l’assistenza che le spetta.

Theresa è arrivata a Gaza con la prima imbarcazione di Free Gaza in agosto ed è tornata di nuovo a bordo di Dignity per un secondo viaggio. Da lungo tempo è una rispettabile attivista per i diritti umani, ha lavorato in Palestina sia con International Solidarity Movemet che con Free Gaza. In Scozia lavora per un ufficio postale. Gli Israeliani hanno trovato solo medicine e altri aiuti umanitari sull’imbarcazione Tali ma rifiutano di restituire la barca. Non si sa  in che condizioni sia o che fine abbia fatto  il cargo umanitario.

Contatto a  Gerusalemme:  Lubna Masarwa (Hebrew, Arabic, English) 00 972
505 633 044 lubnaa@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. <!–
document.write( ” );
// –>

Contact in USA:  Karin Pally (English) 310-399-1921kpally@earthlink.net