Errare umanum est, perseverare autem diabolicum

un vitello

Tunnel. Evidente arma terroristica: un vitello

Solo tre giorni fa, il 28 Gennaio, F4 israeliani bombardavano il confine fra Gaza e l’Egitto nel tentativo, ancora, di distruggere quei tunnel attraverso i quali la Striscia mangia, beve e va a curarsi. Ma come già detto l’informazione italiana si limita a riportare una “tregua rotta” da parte di Hamas, dimentica intenzionalmente di episodi come questo o come quello dei tanti feriti Palestini d questi giorni(vedi a titolo esemplificativo http://www.infopal.it/leggi.php?id=10577).

Dove stia la tregua in queste azioni noi non lo capiamo. Eppure Israele attaccherà di nuovo, benché si auguri che la tregua attuale possa reggere dice Barak, in un’intervista del canale dieci della televisione israeliana. Quale sarebbe la tregua che ci si augura regga? Quella di Hamas è stata rotta, dice il Governo Israeliano. Supponiamo quindi che la tregua non-ancora-rotta sia quella israeliana. Ed è un concetto di non-rottura di così difficile definizione che ci incuriosisce tutti. Anche perchè, ricordiamolo per l’ennesima volta, l’esercito israeliano NON ha lasciato il territorio della Striscia e NON ha smesso di fare fuoco.

Gli organi d’informazione israeliani avevano scritto, giovedì 29 gennaio, che Israele, dopo la seduta ristretta del Consiglio dei Ministri con la partecipazione dei capi della sicurezza, avrebbe proseguito gli attacchi mirati contro le fazioni della resistenza palestinese, in risposta all’uccisione di un soldato israeliano e al ferimento di altri tre avvenuti martedì scorso. Questo allo scopo di ottenere un effetto deterrente equilibrato e d’inviare messaggi a Hamas. Secondo fonti di sicurezza israeliane, sono previste incursioni che saranno decise a tempo debito in base alle necessità. Il sangue palestinese continua a essere una leva per far guadagnare ai partiti sionisti ulteriori voti nella campagna elettorale. Qualche giorno fa, l’attuale Ministro dei Trasporti ed ex-Ministro della Sicurezza, Shaul Mofaz, nel contesto della campagna per il suo partito “Kadima” a Sderot, ha minacciato di uccidere il capo del governo eletto palestinese, Ismail Haniyah, come anche i capi di Hamas. La stessa dichiarazione è stata fatta dai ministri degli Esteri, Tzipi Livni (Kadima), e della Difesa, Ehud Barak (Laburista). Si legge sempre su Infopal.

“Lui ha parlato più di me!”

Il 29 poi a Davos, Svizzera, il Primo Ministro Turco Rajab Teyyp Erdogan ha lasciato una conferenza con il Presidente israeliano Peres con cui non condivideva, caso strano, il massacro perpetrato a Gaza. «Signor Peres, lei è più anziano di me. Capisco che si possa sentire un po’ in colpa e che per questo forse ha alzato la voce. Io ricordo i bambini uccisi sulla spiaggia, ricordo il discorso dei due primi ministri del suo paese che hanno dichiarato di essere soddisfatti di se stessi quando aggrediscono i palestinesi con i carri armati». Ha poi aggiunto: «Mi addolora vedere la gente applaudire quando si parla di un così grande numero di persone uccise. Credo che sia sbagliato e disumano applaudire un’operazione che ha prodotto simili risultati». Poche parole umane, finalmente. Ma per corroborare l’impossibilità di non condividere un simile genocidio il giornalista moderatore della conferenzaa ha subito zittito il primo ministro turco, il quale ha concluso andandosene: «Grazie, non tornerò più a Davos dopo questa volta. Non mi lasciate parlare. Avete permesso a Peres di discorrere per 25 minuti, mentre io ho parlato solo per la metà del suo tempo». Al ritorno in patria Erdogan è stato accolto da una folla inneggiante con bandiere della Turchia e della Palestina.
Un simile moto d’animo davanti alle parole di Peres non può che farci piacere. Ci fa piacere anche che questo avvenimento abbia avuto un riscontro mediatico (anche se con giustificazioni diverse). Ma è certo che tra la Turchia e Israele c’è un legame molto forte, tanch’è che un’ immediata dichiarazione post-Davos di Peres ci disillude tutti “i rapporti fra Israele e Turchia rimangono ottimi“.

Ricordiamo infatti, giusto per aver ben chiari gli attori presenti sulla scena di Davos, che la Turchia è il più importante alleato di Israele in Medio oriente. I due paesi intrattengono strettissime ralazioni in ambito militare ed economico. Risale al 1994 infatti un “Accordo su sicurezza e spionaggio” seguito poi nel 1996 da un “accordo per l’addestramento e la coperazione militare”, senza contare poi l’ appoggio di Ankara a Tel Aviv in sede NATO che ha poi portato nel 2005 a esercitazioni belliche congiunte di USA, Turchia e Israele nelle acque del Mediterraneo, davanti alla Siria. E infatti, a suggellare lo screzio di Davos ci pensa un pezzo comparso su Haaretz del 30 gennaio così intitolato:  “”Stato terroristico” o meno, venderemo ad Ankara aerei senza pilota”, ossia i cosiddetti drones modello Harpy, il nuovo giocattolo da guerra ordinato dai turchi e del quale l’acquirente dispettoso  ha potuto certificare l’efficienza proprio a Gaza.

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