Il Ministro Frattini: “Santoro antisemita”

Aggiornamenti dal giardino di casa.

Il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso, calcolando meticolosamente quello che a parer suo era il momento e il luogo “opportuno”, di condire ieri le celebrazioni per la giornata della memoria nella sala del Cenacolo della Camera dei Deputati con la coda al veleno del caso AnnoZero-Santoro, la prima trasmissione televisiva che si occupò dell’attacco israeliano a Gaza e sulla quale già abbiamo scritto.

ormai lhai detto

Franco Frattini: ormai l'hai detto

Il Ministro, nel corso del solenne e ingessato discorso, ha lanciato un monito:” L’antisemitismo che oggi si registra in molti Paesi e anche in Italia fa parte del linguaggio corrente dei mezzi di informazione e di alcuni attori politici, che forse per pura e semplice ignoranza usano parole e toni che sconfinano nell’antisemitismo” ha detto il Ministro, aggiungendo poi che ”La trasmissione di Santoro deve essere considerata come l’esempio di quello che una televisione democratica non dovrebbe fare mai”.

Non bastava la scenata di Lucia Annunziata, non bastavano quindi le reazioni concitate e le immediate condanne di gran parte del mondo politico dei giorni successivi al 15 di gennaio,  quando la trasmissione andò in onda, ben 12 giorni fa dunque. Il Ministro ha ritenuto doveroso rincarare la dose cascando però su un terreno scivoloso, al di la’ anche dell’aperta faziosità (fastidiosa ma pur sempre comprensibile nell’agone politico) filo-israeliana delle polemiche passate. Insomma, Franco Frattini ieri l’ha fatta grossa.

Le accuse, formulate nei confronti del giornalista RAI,  infatti creano una voluta confusione che porta a sovrapporre e ad omologare la critica nei confronti dello Stato d’Israele  con un attacco all’ebraismo a sfondo razziale, lasciando peraltro con questo sinistramenente intendere, date le circostanze altamente simboliche nelle quali le parole del Ministro sono state pronunciate, che esista una consequenzialità fra  una critica della politica israeliana (critica antisemita, secondo la glossa frattiniana) e tragiche vicende assimilabili agli sterminii nazifascisti del ‘900.

Nulla di più disonesto, Franco.

Ma non basta. Non si dimentichi di notare come il ragionamento di Frattini sottenda a un ulteriore postulato: se c’è una relazione fra antisemitismo e critica di Israele e fra critica di Israele e Shoah, ciò significa che la “memoria” dei crimini del nazifascismo è proprietà esclusiva di Israele, istituendo in questo modo un pericolosissimo meccanismo retorico e un fallace schema di pensiero.

E’ necessario respingere con fermezza queste equazioni perverse che, oltre a non rispettare la storia degli eventi, tessono un’opprimente camicia di costrizione sulla libertà dell’agire politico, il quale dovrebbe essere  tra l’altro il primo bene da tutelare nella riflessione sulla Shoah, affibbiandole, con un pessimo trucco dialettico, il marchio infame dell’antisemitismo.

E’ certamente vero, come tra l’altro molte analisi di storici israeliani hanno evidenziato – su tutti Tom Segev – che Israele ha mostrato più volte la volontà assumere giuridicamente, in quanto entità statale e politica, la Shoah come propria origine – si pensi al processo Eichmann, dove Ben Gurion pretese di processare l’ufficiale nazista a Gerusalemme in quanto era diritto del  popolo israeliano giudicare il proprio carnefice, dando cioè per scontata l’identità fra ebrei dell’ Europa anteguerra e Israele. Ora, questo è un falso storico, e lo è per il semplice fatto che esclude innumerevoli altre “categorie” di vittime dell’eccidio nazifascita, e per il fatto che la gran parte degli ebrei periti nei campi e nei pogrom non si riconosceva affatto, per ragioni, politiche, cultuarali o anche giuridiche, nell’ ideale sionista che fondò poi invece, questo sì, lo stato israeliano. Allora l’ assimilazione dell’ ebraismo al governo israeliano nella memoria della Shoah non può che essere una costruzione ideologica. E’ ciò che gli storici, in relazione a Israele, chiamano il “mito della Shoah”, ed è il credito che spesso Israele spende per giustificare agli occhi di un occidente giustamente colpevole nei confronti degli ebrei (ma non d’Israele!) le proprie politiche di apartheid (nel migliore dei casi) e di sterminio (nel peggiore, leggasi Gaza) nei confronti dei palestinesi.

Scrive Valentina Pisanty, in un bell’articolo  apparso su Il Manifesto di ieri:  ” Quale che sia l’uso specifico che se ne fa, lo sterminio degli ebrei sta sempre per qualcos’altro, e da evento storico (come tale contingente e pertanto unico – che non vuol dire incommensurabile) diventa categoria di pensiero, pietra di paragone, oggetto totemico, collante ideologico e, all’occorrenza, strumento contundente.”

E così, anche nella nostra pratica politica di critica a Israele, nella pratica  politica solidale con il popolo palestinese, dobbiamo sfuggire a questo paradigma di pensiero che ha portato spesso a similitudini indebite fra Shoah e tragedia del popolo palestinese, sospettando un’improbabile ironia della storia che capace di trasformare le vittime del passato nei carnefici del presente.  Israele non sorse da Auschwitz (cosa sarebbe potuto sorgere mai da Auschwitz?) per poter affermare questo, e il dolore per Auschwitz non è patrimonio esclusivo di Israele,  sebbene vada riconosciuto che la sensibilità politica di una nazione non si fondi su una necessità storica dei fatti quanto piuttosto, malgrado tutto, sulla costruzione di un’identità culturale fondata su una memoria storica sempre situata.  Situata nella Shoah per Israele.

Eppure dobbiamo essere politicamente lucidi e scindere Israele dall’ebraismo perchè solo questo ci consentirà di riconoscere la codardia politica di noi occidentali e di Franco Frattini in primis.

Torniamo alla cronaca.

Frattini l’ha sparata talmente grossa che anche la RAI si è trovata costretta a difendere Santoro dalle ignobili accuse: “Se fossero stati ravvisati elementi di antisemitismo sarebbero stati esplicitamente e duramente stigmatizzati” fanno sapere da Viale Mazzini.  Santoro stesso ha chiesto le scuse del Ministro in una lettera pubblicata sul sito del programma.  Frattini ha allora indirizzato una lettera allo stesso Santoro sostenendo di aver “espresso, come credo sia mio dovere, oltre che mio diritto, un giudizio politico tutt’altro che censorio sulla ben nota puntata di Annozero da Lei condotta”.

“Frattini dopo aver lanciato il sasso ha tentato di nascondere la mano, non pensando che l’unico rimedio sarebbe stato nascondere la faccia” commenta Norma Rangeri su Il manifesto di oggi.

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