Sul Diritto di Resistenza (nel mondo, ma non in Palestina)

IL DIRITTO DI RESISTENZA NELLA STORIA

Nell’era moderna, il problema dell’obbedienza o meno all’Autorità ed al potere costituito si pone con il Cristianesimo, per il quale l’obbedienza a Dio viene prima di quella alle leggi dello Stato (Obedire oportet Deo, magis quam hominibus- Bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini-Atti 5,9-). In base a questo principio, i cristiani dei primi due secoli disobbediscono alle leggi romane che essi considerano contrarie ai comandamenti divini, in primo luogo la legge che impone di prestare il servizio militare, perchè è contrario al comandamento di “non uccidere”, ed affrontano serenamente le pene, compreso il martirio, per rimanere fedeli alla propria religione ed alla propria coscienza (i cristiani sono infatti i primi obiettori di coscienza al serviziomilitare). Tutto cambia nel 313, quando l’imperatore Costantino riconosce come Religione il Cristianesimo, che successivamente diventerà addirittura l’unica e vera Religione dello Stato romano. Nel 380, con un provvedimento dell’imperatore Teodosio, solo i cristiani saranno considerati meritevoli di prestare il servizio militare nelle truppe imperiali. Dal Medio Evo, vari filosofi e teologi elaborano dottrine sul diritto di resistenza; ricordiamo S.Tommaso d’Aquino che afferma: “Chi uccide il tiranno è lodato e merita un premio”. Secondo autorevoli costituzionalisti, il riconoscimento giuridico del diritto di resistenza risale alla Bolla d’oro di Andrè II del 1222 ed al Capitolo 61 della Magna Charta inglese del 1225. Il diritto –dovere di resistenza è riconosciuto espressamente nella Dichiarazione di indipendenzadegli Stati Uniti d’America del 5 luglio 1776: “Noi riteniamo che …tutti gli uomini sono stati  creati uguali, che il Creatore ha fatto loro dono di determinati inalienabili diritti….che ogniqualvolta una determinata forma di governo giunga a negare tali fini, sia diritto del popolo il modificarla o l’abolirla, istituendo un nuovo governo che ponga le basi su questi principi…Allorchè una lunga serie di abusi e di torti…tradisce il disegno di ridurre l’umanità aduno stato di completa sottomissione, diviene allora suo dovere, oltre che suo diritto, rovesciare un tale governo…”.Il diritto –dovere di resistenza all’oppressione riceve la legittimazione giuridica anche nella Rivoluzione Francese.  Infatti la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 afferma all’art.2:”Lo scopo di ogni società è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà e la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione”.In modo più esplicito, la Costituzione francese del 1793 ( che però non è mai entrata in vigore)afferma all’art.33 : “La resistenza all’oppressione è la conseguenza degli altri diritti dell’uomo”ed all’art.35 :” Quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo il più sacro dei diritti ed il più indispensabile dei doveri”. Negli anni seguenti, con l’affermarsi degli Ordinamenti democratico-liberali, si affievolisce l’interesse per il diritto-dovere di resistenza all’oppressione, che diventa l’extrema ratio per la difesa dell’Ordinamento democratico dello Stato.  Così, anche in Italia, dopo l’emanazione delloStatuto Albertino del 1848, la resistenza, soprattutto quella collettiva, finisce con l’essere legittimata solo entro i limiti del rispetto della Costituzione vigente. Il problema del riconoscimento giuridico del diritto-dovere di Resistenza si ripropone alla finedella Seconda Guerra mondiale, dopo le tragiche vicende dello sterminio di milioni di esseriumani, soprattutto ebrei, nei Lager nazisti. Così, nello Statuto del Tribunale di Norimberga, definito nell’accordo di Londra dell’8.8.1945 da parte delle potenze alleate, viene stabilito il principio della responsabilità penale personale di coloro che hanno commesso “crimini diguerra” o “crimini contro l’umanità”, anche se in esecuzione di ordini emanati da un’autorità superiore. Questo principio è stato riconosciuto dall’Ordinamento Internazionale ed il diritto di resistenza è stato inserito in numerose Costituzioni del secondo dopoguerra, soprattutto nella RepubblicaFederale Tedesca, che aveva dato origine all’orrore nazista. Così, la Costituzione del Lander dell’Assia del 1.12.1946, all’art.147 afferma: “La resistenza contro l’esercizio contrario allaCostituzione del potere costituito è diritto e dovere di ciascuno”. La Costituzione del Lander di Brema del 21.10.1947 ,all’art. 19 afferma:” Se i diritti dell’uomo stabiliti dalla Costituzionesono violati dal potere pubblico in contrasto con la Costituzione, la resistenza di ciascuno è diritto e dovere”. La Costituzione del Lander di Brandeburgo del 31.1.1947, all’art. 6 afferma: ”Contro le leggi in contrasto con la morale e l’umanità sussiste un diritto di resistenza”. Anche la Costituzione della Repubblica Federale Tedesca ,all’art.20, 4° comma,afferma:” Tutti i tedeschi hanno diritto alla resistenza contro chiunque intraprenda a rimuovere
l’ordinamento vigente, se non sia possibile alcun altro rimedio”.
Recentemente, una importante sentenza del Conseil Constitutionnel francese (equivalen e alla nostra Corte Costituzionale) ha riaffermato la resistenza “come diritto positivo di valore  costituzionale” che “potrà servire da parametro di costituzionalità per la valutazione di leggi repressive che tendano ad impedire al popolo sovrano alcune forme di esercizio”.

di Giorgio Giannini
da http://www.pacedifesa.org/documenti/Diritto%20di%20Resistenza.pdf

E’ evidente che con la Palestina le cose si complicano (o si semplificano?). Si tratta infatti di un popolo, di cui non si vuole riconoscere la legittimità dello  Stato, che resiste non contro il proprio Stato bensì contro uno Stato confinante e occupante.
Alcuni penserebbero che sia ancora più giustificabile.

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