Il Manifesto del 21 Gennaio 2009

«Quando emergerà l’enorme distruzione della Striscia di Gaza, non mi recherò ad Amsterdam per turismo, ma solo per comparire davanti al tribunale dell’Aja». Queste le parole rilasciate al quotidiano Ha’aretz da un ministro israeliano che ha chiesto di restare anonimo.[…]Pubblicamente vertici militari e governativi non paiono preoccuparsene, dichiarano di avere prove tangibili per dimostrare che gli edifici bombardati erano basi logistiche utilizzate dai terroristi di Hamas. Intendiamoci, stiamo parlando di più di 20 mila case danneggiate dalle bombe, più di 1500 vittime delle quali l’85% sono civili.[…]Per accertarmi della precisione chirurgica con cui questi ipotetici centri nevralgici del terrorismo islamista sono stati colpiti sono andato a Jabal Al Dardour, nel nord della Striscia, una delle aeree più massicciamente colpite dall’artiglieria israeliana. Decine di edifici rasi al suolo, i mastodontici bulldozer corazzati che la Caterpillar (da boicottare) assembla appositamente per l’abbattimento delle case palestinesi hanno dato manforte ai tank nella distruzione. Tra le rovine ho visto uomini e donne cercare qualcosa di ancora utilizzabile, qualche indumento, un paio di cartelle scolastiche ricoperte di polvere, le foto di famiglia in cornici crepate. Non ho visto resti di arsenali distrutti, ma solo edifici scoperchiati dove s’intuiscono salotti, avanzi di stanze da letto, cucine ridotte in cenere.[…]Anche la piccionaia di Osama non è stata risparmiate dalla ferocia delle detonazioni: i volatili giacciono al suolo come arresi ad un cielo più pesante di loro, pesante di «piombo fuso». «Hanno voluto annientare l’aviazione palestinese, o forse pensavano che i tuoi pennuti fossero staffette partigiane di Hamas…».[…]Girando nel puzzle non ricomponibile delle rovine di Jabal Al Dardour ho sentito nominare il mio nome e voltatomi ho scorto la figura di Abu Ashrafa. Ero stato alla veglia funebre di suo figlio, ucciso da un bombardamento nel mese di novembre, quando teoricamente secondo Israele e i media occidentali era ancora in corso una tregua. Ha perso un altro parente, e la sua casa è stata buttata giù dalle fondamenta. «Non un animale, non una pietra, non un ulivo ci hanno lasciato in piedi, non sono esseri umani»: così dicendo mi ha accompagnato nel suo uliveto.
Diversi ulivi, quelli secolari, sono stati strappati via dai bulldozer israeliani. Come per rifarsi di quelle vite che pare impossibile sradicare dalle loro origini, dalla loro identità e brama di giustizia. Poco distante un altro uomo di mezza età mi si è fatto incontro per domandarmi se a mio parere ogni palestinese fosse un guerrigliero di Hamas. Da una finestra della sua abitazione sventrata, sventolava una bandiera gialla di Fatah.

(Vittorio Arrigoni, Nel puzzle di macerie, dopo tre settimane di crimini di guerra, il Manifesto)

Parla il sergente Ben-Muha, uno dei pochi riservisti israeliani che ha avuto il coraggio di dire di no all’offensiva contro la Striscia[…]Sergente Ben Muha, siete pochi ma, a quanto pare, date fastidio. Sì, in effetti i riservisti refusenik sono pochi. Ciononostante i comandi militari in qualche caso hanno adottato contro di noi misure dure. Noam Livneh, ad esempio, è stato arrestato, ammanettato e incarcerato come un disertore qualsiasi, mentre è un obiettore di coscienza molto noto, che già negli anni passati si era rifiutato di servire a Nablus, nel nord della Cisgiordania occupata.[…]Raccontaci il tuo caso.Sono un paracadutista ed ex membro di un’unità di élite. Circa due settimane fa sono stato richiamato. Ero molto depresso, perché nei giorni precedenti avevo visto le immagini dei pesanti bombardamenti aerei contro i centri abitati palestinesi a Gaza. Tanto sangue innocente era già stato versato e sapevo che molti altri civili sarebbero stati uccisi nei giorni successivi. Quando sono arrivato alla base, avevo già preso la mia decisione: al comandante ho detto che non avevo intenzione di prendere parte alla campagna militare.[…]Quindi a fermarti è stata la possibilità concreta di colpire persone innocenti?Sì, ma non solo quello, le motivazioni sono più ampie. Non mi considero un pacifista in senso classico e credo nel diritto di uno Stato di difendersi da minacce esterne. Ma con «Piombo fuso» non stiamo difendendo Israele, ma solo perpetuando un’occupazione militare che dura da oltre 41 anni.
Qualche anno fa credevo che i nostri leader politici fossero effettivamente impegnati a trovare una soluzione di pace ma in seguito mi sono reso conto che la sofferenza di una intera nazione sotto occupazione e anche la condizione di tanti giovani soldati, sono all’ultimo posto delle priorità dell’establishment. Per questo oggi dico «Mai più» in nome del popolo palestinese e di tutti gli israeliani che rigettano l’occupazione. Mi sento ancora un combattente, ma ora solo per la pace.

(Michele Giorgio, «Ma quale difesa dello Stato, stiamo solo perpetuando l’occupazione», il Manifesto)

«È difficile per me stare davanti questo sito dell’Onu bombardato: tutti possono sentire l’odore del fumo, è vergognoso, e protesto nella maniera più vigorosa», ha detto osservando il quartier generale dell’agenzia Unrwa colpito da sospette munizioni al fosforo bianco. «Ho chiesto un’indagine per chiedere conto dei responsabili che devono pagare», ha poi annunciato durante una conferenza stampa, aggiungendo che lo stesso deve avvenire per «appurare le responsabilità per l’uccisione dei civili». Qualche ora dopo, dalla vicina cittadina israeliana di Sderot, il diplomatico sudcoreano ha condannato il lancio di razzi da parte di Hamas verso lo Stato ebraico, definendolo «spaventoso e inaccettabile».[…]Mentre Ban Ki-moon si rendeva conto degli effetti dell’offensiva israeliana, un agricoltore palestinese veniva ucciso da soldati mentre stava ispezionando il proprio terreno a Jabaliya. La portavoce dell’esercito si è limitata a comunicare che i militari hanno risposto al fuoco di militanti palestinesi. Un altro contadino era morto allo stesso modo domenica scorsa. Israele avrebbe dovuto ritirare le truppe da Gaza prima dell’insediamento del presidente Usa Barack Obama, ma reparti blindati ieri sera erano ancora all’interno della Striscia. E le bombe sganciate dall’aviazione nelle scorse settimane continuano ad uccidere. Ieri due bambini sono morti per l’esplosione di un ordigno sepolto sotto macerie di un palazzo. Dalla proclamazione del cessate il fuoco sono morti almeno quattro palestinesi e negli ospedali si spengono i feriti più gravi.[…]L’Unrwa ha chiesto l’apertura dei valichi e punti di passaggio per consentire l’entrata di aiuti e materiale per la ricostruzione ma il ministro degli esteri di Israele, Tzipi Livni, ieri è stata categorica nell’affermare che questa possibilità è da escludere sino a quando Hamas non libererà il caporale Ghilad Shalit, catturato due anni e mezzo fa e da allora tenuto prigioniero a Gaza.

(Michele Giorgio, «I responsabili devono pagare», il Manifesto)

«Vorremmo sapere se il governo italiano, oltre alla corresponsabilità politica di aver avallato il massacro di Gaza da parte dell’esercito israeliano e aver brillato per l’assenza di qualsiasi iniziativa politica a riguardo, sia stato anche complice del traffico d’armi finalizzato ad approvvigionare l’esercito di Tel Aviv». Così ieri Fabio Amato e Giovanni Russo Spena, rispettivamente responsabile esteri e giustizia di Rifondazione comunista, hanno chiesto al governo Berlusconi chiarimenti dopo la denuncia – pubblicata sul manifesto di ieri – di un traffico d’armi provenienti dagli Stati Uniti che, transitato per il porto di Taranto, ha raggiunto Israele proprio nei giorni dell’offensiva «Piombo fuso».

(Rifondazione: traffico armi, governo complice?, il Manifesto)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: