Il Manifesto del 20 Gennaio 2009

«Noi, cittadini israeliani, ci appelliamo ai leader europei: usate le sanzioni contro le politiche brutali d’Israele e unitevi alle proteste attive di Bolivia e Venezuela». Inizia così l’appello, pubblicato sul quotidiano britannico Guardian, di una parte della sinistra israeliana. «Facciamo appello ai cittadini europei: per favore aderite alla richiesta delle organizzazioni per i diritti umani palestinesi – appoggiata da oltre 540 cittadini israeliani (www.freegaza.org/en/home/)-: boicottate le merci e le istituzioni israeliane; prendete esempio dalle risoluzioni approvate dalla città di Atene, Birmingham e Cambridge (Usa). Aiutatetici!». Tra i firmatari dell’appello il prof. Rachel Giora (Tel Aviv University), il prof. Vered Kraus (Haifa University), la dr. Anat Matar (Tel Aviv University), il prof. Yitzhak Y. Melamed (John Hopkins University) Michael Varshavsky e Sergio Yahni.
(Appello su «The Guardian»: per il bene della pace, boicottateci, il Manifesto)

Il ministro degli esteri Franco Frattini, dopo aver di fatto avallato l’offensiva israeliana con il suo carico di morti, oggi presenzierà alla consegna di un convoglio di aiuti umanitari italiani al quale partecipano con diverse iniziative la Cooperazione allo sviluppo della Farnesina, le regioni italiane e aziende private. «È il sistema paese che si muove», ha commentato il portavoce del ministero degli esteri Pasquale Ferrara. Il governo Berlusconi però non ha alcuna intenzione di spendere somme consistenti per i palestinesi. Il primo cargo di aiuti è a spese dello Stato ma stando alle indiscrezioni in seguito saranno le regioni a farsi carico di gran parte dell’aiuto.

(Michele Giorgio, «Prodotto delle circostanze», il Manifesto)

«gli israeliani stanno facendo il lavoro sporco e dando un altro colpo al terrorismo, questa volta senza l’ex Kgb Putin».[…]In altri tempi sarebbe stata impensabile un’azione militare di ben tre settimane, di cui è visibile l’indole criminale e anche l’impossibilità di realizzare grandi obiettivi, militari o politici. Ma gli europei, soprattutto le destre, parlavano ancora ieri di «guerra difensiva» – con il complice silenzio della cosiddetta sinistra: dove sono scomparsi i Veltroni?[…]Se Hamas rispetta i suoi accordi con l’Egitto, nelle prossime ore non cadranno missili sugli abitanti del sud di Israele e le truppe israeliane ripiegheranno. Ma resterà la domanda di fondo: qual è la vera via d’uscita da una situazione che non sarà risolta dall’uso della forza bruta di Israele?

(di Zvi Schuldiner, Il teatrino dei potenti, il Manifesto)

La tregua è unilaterale, quindi Israele unilateralmente decide di non rispettarla. A Khan Yunis, un ragazzo palestinese ucciso e un altro ferito. A est di Gaza city elicotteri innaffiavano di bombe al fosforo bianco un quartiere residenziale. Stessa cosa si è verificata a Jabalia. Oggi (ieri per chi legge ndr), sempre a Khann Younis navi da guerra hanno cannonneggiato su uno spazio aperto, fortunatamanete senza fare feriti e mentre scrivo, arriva la notizia di un’incursione di carri armati. Non ci risultano lanci di razzi palestinesi nelle ultime 24 ore. Giornalisti internazionali sciamano affamati di notizie lungo tutta la Striscia, sono riusciti a raggiungerci solo oggi. Israele ha concesso loro il lasciapassare a mattanza finita. Quelli arrivati ancora a bombardamenti in corso, hanno seriamente rischiato di rimanerci secchi, come mi ha raccontato Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della sera: soldati israeliani hanno bersagliato di proiettili l’automobile su cui viaggiava. Dinnanzi allo scheletro annerito di ciò che resta dell’ospedale Al Quds di Gaza city, un interdetto reporter della Bbc mi ha chiesto come è stato possibile per l’esercito scambiare l’edificio per un covo di terroristi. «Per lo stesso motivo per cui dei bambini in fuga da un palazzo in fiamme, sono entrati nei mirini dei cecchini posti sui tetti dello stesso quartiere in cui siamo ora, cecchini che non hanno esitato a ucciderli spandendo la loro materia cerebrale sull’asfalto».[…]Da Roma mi informano che l’Unione europea avrebbe congelato i fondi per la ricostruzione fino a quando Gaza sarà governata da Hamas.[…]Come un legittimare il massacro di 410 bambini che sono morti perché i loro genitori hanno scelto la democrazia ed eletto liberamente Hamas. «Gli Stati uniti sono liberi di eleggere un guerrafondaio come Bush, Israele di scegliere leaders con le mani sporche di sangue come Sharon e Netanhyau, e noi popolazione di Gaza non siamo liberi di scegliere Hamas…», mi suggerisce Mohamed, attivista per i diritti umani che non ha votato per il movimento islamico; non ho argomenti per contraddirlo.

(Vittorio Arrigoni, Solo i morti vedono la tregua, il Manifesto)

Nell’unico punto di comunicazione fra i palestinesi e il mondo esterno, una lunga fila di camioncini carichi di medicinali e di cibo era ferma, in attesa dell’ingresso a Gaza. «Siamo qui da 18 ore e nessuno che ci sappia dire quando e se riusciremo a passare», diceva un autista. Un ufficiale attribuiva la causa della paralisi ai bombardamenti, ma in quel momento, tra l’ una e le cinque di pomeriggio, era in atto la tregua. «Non è solo colpa della burocrazia elefantiaca dello stato egiziano. C’è anche il fatto che le autorità non lasciano passare nessuno se prima non avvertono gli israeliani» spiegava un greco appartenente a un gruppo di medici appena tornati dall’ inferno di Gaza.[…]«Se avessero voluto distruggere i tunnel, sarebbe bastato bombardare l’area tra le ultime case vicine al confine» mi dice un palestinese che non vuole dire il proprio nome. «Money. Money» aggiunge un altro e spiega ciò che ho già sentito da fonti diplomatiche al Cairo: «La rete di tunnel, costruita dai beduini durante la guerra del ‘ 73, viene affittata ai contrabbandieri per far passare aiuti umanitari e armi. In base alla quantità dei prodotti trasportati e al tempo che ci vuole per il passaggio, si stabilisce anche il costo dell’ affitto».

(di Pavlos Nerantzis – RAFAH (STRISCIA DI GAZA), Bugie al Cairo, distruzione a Rafah, il Manifesto)

Non la pensano così Amnesty international, Human rights watch, B’Tselem e altre otto organizzazioni israeliane per la difesa dei diritti umani che negli ultimi giorni hanno chiesto inchieste indipendenti e stanno raccogliendo indizi che potrebbero portare all’incriminazione per «crimini di guerra» della leadership militare e politica che il 27 dicembre scorso scatenò l’inferno contro Gaza.[…]Nel complesso Israele è accusato di: aver bombardato pesantemente zone abitate da civili; aver usato contro la popolazione armi proibite, come le munizioni al fosforo bianco; aver utilizzato palestinesi come scudi umani; aver colpito strutture mediche tra cui ospedali e ambulanze; aver ucciso una gran quantità di persone che non avevano alcun ruolo nei combattimenti.[…]Poi ci sono casi limite, in parte già documentati, come il bombardamento della scuola-rifugio delle Nazioni Unite in cui sono rimasti uccisi una quarantina di civili e quello della casa di Nizar Rayyan in cui, oltre al leader di Hamas, hanno trovato la morte dieci dei suoi figli e quattro mogli.[…]Il vice presidente del Parlamento europeo ricorda che Israele era tenuta a rispettare la quarta convenzione di Ginevra sul trattamento delle popolazioni occupate, perché Gaza – essendo il suo spazio aereo, marittimo e i suoi confini controllati dallo Stato ebraico – è, di fatto, occupata.[…]Qualsiasi iniziativa in tal senso da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (Onu) – che ha il potere di ordinare un’inchiesta e istituire un tribunale che giudichi i crimini di guerra – verrebbe bloccata dal veto statunitense.[…]La Corte penale internazionale in questo caso non può nulla, perché Israele, così come gli Stati Uniti, non è tra i 108 paesi firmatari del trattato che lo istituì.Resta un’unica possibilità: che quegli stati che hanno incorporato nella legislazione nazionale la perseguibilità per i reati di «genocidio», «crimini di guerra» e «crimini contro l’umanità» si muovano contro la leadership israeliana.[…]Israele ha agito per difendersi e, attraverso il lancio di volantini, avvisi radio, sms e 250.000 chiamate sui cellulari della popolazione di Gaza, ha fatto del suo meglio per evitare vittime innocenti. 1.315 cadaveri in 22 giorni raccontano però un’altra storia.

(di Michelangelo Cocco, Tel Aviv si prepara a fronteggiare un mare di cause, il Manifesto)

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