Fallimenti militari e successi politici di Tsahal


Yisrael Katz (visibilmente infastidito qui di fianco), membro della Knesset come deputato del Likud (il partito della destra israeliana), ex Ministro dell’ Agricoltura, indagato per irregoralità nella nomina dei funzionari del proprio ministero nonchè per abuso di fiducia, e celebre per aver promosso  – e FINANZIATO – l’ allargamento degli insediamenti di coloni nelle alture del Golan, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

“Israele non ha raggiunto i propri obiettivi nella guerra (di Gaza). Guerra che ha comportato centinaia di casualità fra le fila delle proprie truppe”

Nonostante infatti il primo ministro Ehud Olmert abbia dichiarato un  “cessate il fuoco”  unilaterale essendo stati raggiunti gli obiettivi militari prefissati dall’operazione, il riottoso Katz evidenzia che “Israele non ha eliminato ne’ la forza della resistenza delle fazioni palestinesi, ne’ ha raggiunto un accordo per fermare il rifornimento di armi verso Gaza, ne’ ottenuto il rilascio del soldato Gilad Shalit”

Un sincero e spassionato guerrafondaio come Yisrael Katz non poteva che esprimere il proprio disappunto per “aver lasciato le cose a metà”. Eppure, pur sbagliando bersaglio, nelle dichiarazioni dell’ex ministro, per contrasto, emerge, come fa oggi notare su “The Guardian” Ben White, davanti all’apparente fallimento strategico-militare di Tsahal, il conseguimento del reale obiettivo politico soggiacente al massacro nella Striscia: l’umiliazione dei palestinesi e la cancellazione nel caos di Gaza.

Correttamente Ben White parla della volontà israeliana di infliggere una punizione collettiva in perfetto stile coloniale: “dare una lezione ai nativi”. E perciò le operazioni militari a Gaza, nelle loro apparentemente sconclusionate mire politiche, si presentano semplicemente nella loro atroce nudità come ciò che sono: una guerra di sterminio.

Oltre 1300 morti, migliaia di feriti, 15% degli edifici completamente distrutti, oltre un miliardo e mezzo di dollari di danni alle infrastrutture civili.

Il solo nodo politico che s’ intreccia chiaramente nell’ “Operazione Piombo Fuso” è probabilmente questo : cancellare Gaza.

Questa la volontà delle armi di Israele. E quando ciò assurge a conquista politica, quando un esercito, Tsahal, svincolato da qualsiasi strategia di governo del conflitto stesso, consegue un successo politico, ciò non può che darsi nella dissoluzione di qualsiasi politica, nella depoliticizzazione di un territorio, nella rottura di qualsiasi legame, nel genocidio. Vincere politicamente questo conflitto ha il solo significato di polverizzare Gaza per meglio dominarla.



Fonti: The Palestinian Information Center

The Guardian


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