Il Manifesto del 18 Gennaio 2009

Prima postiamo 3 articoli con un solo commento:  SENZA PAROLE

Circa 300 persone – rappresentanti della comunità ebraica romana –
hanno protestato ieri al Ghetto di Roma contro il corteo di solidarietà
con il popolo palestinese che sfilava nelle vie della capitale. Affisse
sui muri di via Portico d’Ottavia le bandiere israeliane e un vessillo
italiano con una stella di David. «La nostra è una simbolica
contrapposizione alla manifestazione pro-Palestina – ha spiegato Angelo Sermoneta, presidente del circolo “I ragazzi del ’48” – siamo indignati
perché è vero che ci sono i morti, ma bisogna capire perché. Vogliamo
ribadire il nostro attaccamento alla democrazia e il nostro essere
cittadini italiani e romani di religione ebraica». Tanti anche i
cartelli contro Michele Santoro: «Santoro servo di Hamas», «Santoro la
tua pace è unilaterale e senza Israele», e «Santoro è un razzo contro
l’informazione».
(Ebrei, presidio al ghetto, il Manifesto)

Quasi la metà della popolazione ebraica israeliana, il 46%, è
favorevole all’ espulsione dei palestinesi dai territori occupati e il
31% a quello degli arabi israeliani dal paese. È quanto emerge, secondo il quotidiano Haaretz, da un sondaggio d’opinioni condotto in seno alla
maggioranza ebraica del paese per conto del Jaffee Center for StrategicStudies dell’università di Tel Aviv.
(Il 46%: i palestinesi? Da cacciare, il Manifesto)

Svastiche, croci celtiche e frasi intimidatorie su alcuni negozi di
immigrati egiziani a Bologna. Un episodio che risale al 15 gennaio,
pochi giorni la preghiera islamica in piazza Maggiore durante il corteo
in solidarietà con il popolo palestinese. La procura bolognese, che ha
ricevuto un’informativa dalla Digos, ha aperto un’inchiesta contro
ignoti per deturpamento e imbrattamento aggravati dalla finalità di
discriminazione etnica, razziale e religiosa. Con una bomboletta spray
di colore blu qualcuno ha tracciato sulle saracinesche di un bar e di
una macelleria gestiti da egiziani in via Tommaseo, in zona Barca, alla
prima periferia di Bologna, svastiche, croci celtiche e la scritta
«via». Sono stati i titolari degli esercizi commerciali a chiamare la
polizia per segnalare la presenza delle scritte. Sull’episodio il
procuratore reggente bolognese Silverio Piro – che si è detto «molto
preoccupato per questa insofferenza» – affiderà l’inchiesta a un pm del
pool antiterrorismo.
(Svastiche e croci celtiche sui negozi degli islamici, il Manifesto)

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Islam e sinistra con i palestinesi In oltre centomila sfilano a Roma. Protagoniste le comunità islamiche e di immigrati in Italia. Con loro associazioni, movimenti e partiti comunisti. Per dire stop alla «guerra dei bambini». Il racconto di una giornata filopalestinese, tra il Corano e l’Internazionale Strana cosa, questo islamo-comunismo che porta in piazza quella che per qualcuno è la più grande manifestazione di sempre a favore della Palestina. Ci puoi trovare tutto e il suo contrario, intere famiglie musulmane con padre urlante «Palestina terra mia, Israele via via», moglie e figlia velate di tutto punto e comitati (italiani) di lesbiche e femministe. Arabi che, arrivati alle soglie del Colosseo, stendono a terra la bandiera palestinese e si mettono a pregare, un po’ perché è l’ora un po’ per attirare l’attenzione dei fotografi, mentre un po’ più indietro da un furgoncino partono le note dell’Internazionale e, ancora oltre, un gruppetto di persone porta uno striscione «contro tutte le religioni». Il collante oggi è un altro: l’indignazione per quella che nell’immaginario collettivo è diventata «la guerra dei bambini». Le immagini di volti sfigurati e piccoli cadaveri insanguinati sono ovunque. In centinaia di cartelli fatti a mano e a volte portati da altri bambini. Macabre ma efficaci, mentre più di macabro gusto appaiono quei fagottini insanguinati portati ancora una volta da ragazzini che fanno il verso ai cortei funebri che le tv arabe trasmettono a ripetizione. È la guerra, e fa sempre impressione vederla scimmiottata qui da noi.[…]Yoau Goldring è anche lui comunista, ma israeliano. Consigliere comunale a Tel Aviv, sfila fianco a fianco[…]È contro la guerra e non difende le «ragioni di Israele», semmai sottolinea come anche da quelle parti ci sia una minoranza che tenta di organizzare una risposta al fondamentalismo bellico che pare sempre più in crescita nella società israeliana.[…]Al prossimo Forum sociale mondiale di Belèm, in Amazzonia, dovrebbe invece essere indetta una giornata mondiale di mobilitazione per la Palestina, sul modello di quella lanciata nel 2003 contro la guerra in Iraq e che fece parlare della nascita di una «seconda superpotenza mondiale».
(
di Angelo Mastrandrea, Islam e sinistra con i Palestinesi, il Manifesto)

E’  sorprendente che nel corso degli anni – e anche in questi giorni a Gaza – il rapporto tra le vittime sia stato di 1 (israeliano/ebreo) a 100 (palestinesi). Una sproporzione non casuale, che descrive un rapporto tipico delle guerre coloniali. Quest’argomento è stato trattato da Sven Lindqvist nel suo libro «Sterminate quelle bestie: il viaggio di un uomo nel cuore di tenebra alle origini dei genocidi perpetrati dagli europei», pubblicato in inglese 15 anni fa (in italiano nel 2000, da Ponte delle grazie, ndt). Lindqvist ha studiato il colonialismo europeo in Africa alla fine del XIX secolo.[…] Il ricercatore descrisse la battaglia tra l’esercito inglese e i guerrieri dervisci a Omdurman, in Sudan, durante il conflitto condotto dall’Impero britannico per rioccupare quel paese. Lindqvist prese in prestito alcune descrizioni da Winston Churchill, a quel tempo giovane corrispondente di guerra per un giornale inglese. In questa battaglia un grosso esercito indigeno – i dervisci – fu distrutto da un piccolo ma ben equipaggiato esercito coloniale in possesso delle ultime tecnologie militari del tempo. Gli inglesi avevano mitragliatrici Maxim – con una gittata superiore rispetto a quella dei vecchi fucili dei dervisci – grazie alle quali potevano colpire i dervisci addirittura prima che fosse avvertita la loro presenza.
L’arte di uccidere da lontano divenne una specialità europea. I cannoni britannici furono particolarmente efficaci contro i villaggi indifesi. Gli europei divennero gli dei dei cannoni e così vinsero numerose battaglie.[…]Combattendo contro i nativi in una situazione di assoluta superiorità militare, le potenze coloniali non capirono come gli indigeni potessero osare opporre resistenza.[…]Nella nostra area la guerra coloniale portata avanti dal sionismo continua da oltre 100 anni ma ha guadagnato molto vigore dopo le occupazioni del 1967. Tom Segev, una voce solitaria nel rumore dei cori patriottici, recentemente ha scelto di presentare diversi vecchi assiomi del conflitto arabo-ebraico e non ha avuto timore di menzionare l’ideologia sionista come fonte delle nostre false supposizioni sui palestinesi. Secondo Segev, la fondamentale supposizione del sionismo è che «Israele sta colpendo i palestinesi per dare loro una lezione». Noi saremmo i rappresentanti del progresso e dell’educazione, del razionalismo e della moralità, mentre gli arabi sarebbero una plebe primitiva e violenta.[…]Secondo un rapporto di B’Tselem, nei sette anni trascorsi tra l’inizio dei lanci di razzi Qassam e l’avvio dell’operazione «Piombo fuso» sono stati ammazzati 13 israeliani. Durante lo stesso periodo a Gaza Israele ha ucciso 2.990 palestinesi, dei quali 634 erano bambini. In totale, a Gaza e in Cisgiordania, 4.781 persone sono state uccise da Israele. Una gran quantità delle persone ammazzate erano civili, tra cui donne e bambini. Bisogna tenere presenti queste statistiche quando cerchiamo di rispondere alla domanda su chi siano i veri terroristi.[…]Nonostante la loro importanza, questi fattori non vanno alla radice del problema del conflitto israelo-palestinese che è stata e resta in questi giorni il rapporto tra gli occupanti e gli occupati, gli oppressori e gli oppressi, i colonialisti e gli indigeni.[…]Lo Stato d’Israele vorrebbe vedere solo palestinesi sconfitti, all’interno di territori occupati, palestinesi che non osino alzare la testa contro la continua oppressione delle loro vite. Chi desidera una pace vera e sostenibile deve capire che la fine della resistenza palestinese e l’inizio della pace arriveranno solo dopo l’eliminazione del colonialismo, in tutte le sue forme.

(Shmuel Amir Scrittore e intellettuale israeliano Tratto da Hagada Hasmalit, Uccisi da lontano, come i dervisci sudanesi La vera pace potrà arrivare solo dopo la fine del colonialismo, il Manifesto)

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