Stralci Arretrati

Lunedì 5 gennaio 2009

Nel suo libro Guerre giuste e ingiuste il filosofo americano Michael Walzer notava: “il tiro al piccione non è un combattimento tra combattenti. Quando il mondo è diviso irrimediabilmente tra chi lancia le bombe e chi ne viene colpito, la situazione diventa moralmente problematica”. A Gaza ci si trova nella situazione sottolineata da Micheal Warschawski nel suo blog dal titolo “Criticare le due parti: peggio dei killer” (30 dicembre). Mettere sullo stesso piano i due avversari è fare come se avessimo di fronte due eserciti. Tale visione è tanto più falsa che il cessate il fuoco negoziato fra Israele e Hamas sotto l’egida dell’Egitto e che è stato in vigore a partire dal 19 giugno, è stato violato da Israele, come prova un grafico pubblicato dal ministero degli affari esteri israeliano e riprodotto da Paul Woodward nel suo blog “War has become complicità”(29 dicembre). Mentre in giugno vi furono 87 attacchi, essi sono discesi a uno in lugno, otto in agosto, uno in settembre, due in ottobre. Il 5 novembre violando l’accordo Israele effettuava un raid contro dei militanti di Hamas a Gaza, uccidendone 4. Risultato: 126 attacchi di Hamas. D’altro canto Israele non ha rispettato l’altro principio dell’accordo: l’apertura di tutti i punti di passaggio tra Israele e Gaza.

(Alain Gresh, Vittime del piombo fuso, Le monde Diplomatique)

Martedì 13 gennaio 2009

Molto più rivelatrici sono le parole di Moshe Yaalon nel 2002, allora capo di stato maggiore dell’esercito israeliano: “Ai palestinesi bisogna far capire fin nei livelli più reconditi del loro animo che sono un popolo sconfitto”»

(Joseph Halevi, Tregua e razzi, il Manifesto)

Ehud Barak, che nei primi giorni di guerra è salito nei sondaggi, sapeva che il suo gradimento sarebbe crollato se gli schermi televisivi si fossero riempiti di immagini di soldati morti. Perciò, si è fatto ricorso a una nuova dottrina: evitare perdite tra i nostri soldati mediante la distruzione totale di tutto ciò che incontrano sulla loro strada. Per salvare un soldato israeliano si era disposti a uccidere non solo 80 palestinesi, ma anche 800.

(Ury Avnery, Distrutta ma non sconfitta, così Hamas riuscirà a vincere, il Manifesto)

Secondo l’agenzia di stampa Ma’an, e la Reuters conferma, gli Stati Uniti stanno per rifornire di 300 tonnellate di armi Israele, tramite due navi cargo in partenza dalla Grecia. Armi e una grande quantità di esplosivo e detonatori, tutto il necessario per spianare la Striscia da migliaia delle sue abitazioni. […]Siamo giunti a 923 vittime, 4150 i feriti, 255 i bambini palestinesi orribilmente trucidati. Il computo delle vittime civile israeliane, fortunatamente, è fermo a quota 4. Gira voce che Olmert avrebbe fatto sapere ai suoi che il raggiungimento di 1000 vittime civili è il termine ultimo per arrestare questa brutale offensiva infanticida. […]Questo mie prose odierne sono state troncate sul nascere dalla solita telefonata intimidatoria che ordina l’evocuazione prima di un bombardamento. Mi trovo nel palazzo dove risiedono i principali media internazionali, fra gli altri, Al Jazeera, Ramattan e Reuters. Abbiamo dovuto staccare i pc dalle pareti, precipitarci giù per le scale e riversarci in strada, dove con gli occhi incollati al cielo cerchiamo di scorgere da dove giungerà il fulmine distruttivo. Questa notte non ci saranno telecamere e reporter a documentare il massacro di civili, aleggia il fondato sospetto che le vittime innocenti saranno più del solito. Ancora per strada fisso Alberto e gli strizzo un occhio, si avvicina e gli sussurrò in un orecchio se ritiene plausibile che la telefonata intimidatoria sia stato un segnale per noi due soli, dopo la scoperta di un sito statunitense che ci ha messo una taglia sulla testa: «Allertare i militari dell’Idf per colpire l’Ism. Numero da chiamare se localizzate i covi di Hamas con i membri dell’Ism. Dall’America chiamate 011-972-2-5839749. Da altri paesi non digitare lo 011. Aiutateci a neutralizzare l’Ism, che è ormai parte integrante di Hamas sin dall’inizio della guerra. Bersaglio Ism n°1 per le forze aeree israeliane e truppe di terra dell’idf: invito all’omicidio di Vittorio Arrigoni (foto sotto, ndr) che attualmente assiste Hamas a Gaza». Dal sito www.stoptheism.com.

(Vittorio Arrigoni, i Palestinesi un nemico anche da morti, il Manifesto)

Mercoledì 14 gennaio 2009

E tra coloro che hanno a cuore la soluzione della questione palestinese c’è anche l’ex ministro israeliano Avigdor Lieberman che propone una «terapia» per Gaza volta a metter fine, per sempre, ad ogni dolore e tensione. Bisogna fare «come gli Stati Uniti fecero in Giappone» ha spiegato Lieberman alludendo all’uso della bomba atomica contro Hiroshima e Nagasaki.

(Michele Giorgio, 30mila in fuga dall’apocalisse, il Manifesto)

La personalissima Jihad israeliana contro i luoghi sacri dell’Islam lungo la Striscia continua, contando la moschea di Kherbat al-‘Adas, sono 20 le moschee rase al suolo. Fortunamente nessu razzo Qassam ha ancora sfiorato le pareti di una sinagoga. […]Come fu dopo il massacro di Sharpeville, 21 marzo 1960, quando 78 neri furono fatti a pezzi per volontà di un regime barbaro in Sudafrica, e il mondo si sentì in dovere di dire basta, l’incomparabile massacro di mille civili palestinesi potrebbe dare il via ad una altrettanta forte campagna di mobilitazione per punire i crimini israeliani. […]I leaders sudafricani dell’allora lotta contro il regime d’apartheid , Mandela, Ronnie Kasrils e Desmond Tutu affermano che l’oppressione israeliana contro i palestinesi è di gran lunga peggiore di quella del Sudafrica, voci un tantino più autorevoli di Frattini e Fassino.

(Vittorio Arrigoni, Sotto le bombe quei piccoli figli di un Allah minore, il Manifesto)

Giovedì 15 gennaio 2009


(Parla un refusenik)Abbiamo provato a pubblicare a pagamento un appello che invitava a non commettere crimini di guerra, ma la stampa lo ha rifiutato. Anche Haaretz. Il problema dell’informazione è gravissimo, a partire dal fatto che nella striscia di Gaza non sono ammessi giornalisti. Quello che sappiamo viene unicamente dai racconti dei palestinesi. […]La questione di una legislazione internazionale sui diritti umani e contro i crimini di guerra sta guadagnando spazio, è una possibilità che va sfruttata. Per altro in questo schema rientra anche Hamas. Anche loro attaccano civili. Se da voi ci fossero avvocati disposti a muoversi in questo senso, sarebbe un fatto importante e utile, che per altro aiuta anche a rimettere al centro le questioni di merito. I nostri tentativi hanno dimostrato che qui in Israele non ci sono le condizioni per ottenere dei risultati e quindi, dato che il nostro sistema si è rivelato inefficace, è legittimo che si avviino procedimenti in altri paesi. […]Se in Italia ci fosse qualcuno disposto a muoversi in questo senso, siamo pronti a mettere a disposizione i materiali che abbiamo raccolto.

(Sveva Haertter, «Abbiamo bisogno che all’estero e anche in Italia ci sia chi denunci i crimini di guerra israeliani», il Manifesto)

Dopo giorni di ritardi, finalmente ieri alle tre di mattina è partito dal Belgio un aereo Embraer dell’esercito con destinazione la pista egiziana di El-Arish, a una sessantina di chilometri dal confine con la striscia di Gaza. L’obiettivo della missione è quello di evacuare sette bambini palestinesi feriti durante l’offensiva israeliana e poi trasportati, con successo, fino in Egitto. I bambini da inviare in Belgio sono stati scelti dall’Organizzazione mondiale della sanità e dovevano partire già la settimana scorsa, solo che il loro trasporto da Gaza è stato bloccato per l’intensificarsi dei bombardamenti. Ieri non c’erano più ostacoli e fin qui tutto bene. La cosa strana è che il Belgio la settimana scorsa, nell’ultima riunione dei rappresentanti diplomatici, aveva proposto a tutti i 27 di condividere l’iniziativa, in pratica di accogliere altri feriti. L’idea non ha però ancora raccolto grosse adesioni, solo Cipro, Grecia e Lussemburgo si sarebbero dette disposte a offrire dei posti letto e del materiale medico da inviare in loco. Per ora gli altri, e soprattutto i grandi, sono stati zitti. Tanto per fare un paragone, l’idea portoghese di accogliere prigionieri di Guantanamo ha ricevuto l’adesione ufficiale di Germania ed Irlanda. Almeno come peso, Guantanamo batte Gaza.

( A. D’Arg., Solo il Belgio li accoglie, il Manifesto)

Venerdì 16 Gennaio 2009

Sdegno nei Territori occupati e in varie parti del mondo ha suscitato l’attacco alla sede dell’Unrwa. L’edificio, nel quale si trovavano circa 700 sfollati, ieri è stato centrato da tre proiettili. Subito dopo è stato avvolto dalle fiamme che hanno ridotto in cenere tonnellate di cibo e di aiuti umanitari. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha presentato «una ferma protesta» al governo Olmert ed ha espresso tutta la sua «indignazione». Dai vertici israeliani è giunta una spiegazione contraddittoria: se il ministro della difesa Barak ha parlato di «grave errore», il primo ministro ha spiegato che l’esercito ha risposto a colpi di arma da fuoco provenienti proprio dall’edificio. Una versione smentita categoricamente dall’Unrwa. «Confermiamo e ribadiamo che all’interno dell’edificio non c’era alcun combattente e nessun colpo è stato esploso contro i soldati israeliani – ha spiegato un portavoce, Sami Mashasha- in secondo luogo le autorità israeliane devono mettersi d’accordo tra loro prima di rilasciare due dichiarazioni ufficiali che sono l’una l’antitesi dell’altra».

(Michele Giorgio, Raid al fosforo sulla sede Onu, il Manifesto)

«A Gaza ci sono in questo momento almeno 40mila donne incinte che stanno vivendo un incubo – spiegava ieri al manifesto Henriette Aswad, di Unfpa (United Nations Population Fund) – è a rischio la loro vita e quella dei nascituri.

(mi.gio, L’Unfpa avverte: «Muoiono anche le donne incinte», il Manifesto)

La tecnica preferita di ogni terrorismo ricalcata alla perfezione dall’esercito di Tsahal. Si lancia un bomba, si attendo i soccorsi, si ribombardano feriti e soccorsi.[…] Bombardano gli ospedali, e c’è chi ancora si pronuncia sul diritto di Israele all’autodifesa. In qualsiasi stato che si definisce minimante civile, l’autodifesa è proporzionale all’offesa. In questi 20 giorni abbiamo contato 1075 vittime palestinesi, l’85% civili, più di 5000 feriti, dei quali più della metà sono minori di 18 anni. 303 i bambini orrendamente trucidati. Fortunatamente solo 4 vittime civili israeliane.

(Vittorio Arrigoni, I cadaveri putrescenti divorati dai cani, il Manifesto)

Il riferimento di Smart è soprattutto al Wehr Elbe, nave tedesca che ha lasciato gli Usa il 20 dicembre con 989 container di armi ed esplosivi destinati all’esercito israeliano, che dovrebbe attraccare al porto di Asdhod, via Grecia. L’invio di due altre navi con 325 container di armi e munizioni è stata decisa dal Pentagono il 31 dicembre, quando l’offensiva militare israeliana su Gaza era cominciata da quattro giorni. Amnesty international si è appellata a tutti i governi, in particolare a quello greco, perchè proibiscano ai carichi di armi di usare i porti o qualsiasi altra struttura dei propri paesi. Difficile pensare che quest’appello possa essere raccolto, visto che tra i paesi che vendono armi a Israele ci sono due membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu, Francia e Gran Bretagna, e molti paesi dell’Unione europea.

(Andrea Fagioli, «Onu imponga embargo armi», il Manifesto)

La Spirit of humanity, nave di pacifisti carica di aiuti umanitari per la popolazione di Gaza è stata attaccata ieri in acque internazionali, a circa 40 miglia dalle coste di Gaza, da cinque unità militari della marina israeliana: dopo essere state intercettati ed aver ricevuto l’intimazione di tornare indietro, dinnanzi al nostro rifiuto di obbedire a questo ordine illegale dall punto di vista delle norme del diritto internazionale,
la nave ha subito un’accerchiamento e vari tentativi di speronameto da parte delle
navi israeliane. Infine, la Spirit of Humanity, dopo comunicazione dell’open fire cioè la minaccia trasmessa via radio che si sarebbe aperto il fuoco contro la nave, ha scelto di annullare la missione e rientrare a Cipro.

(Israele attacca nave pacifisti, il Manifesto)

Comunque, a parte l’utilizzo di bombe all’uranio impoverito sul quale non ci sono fonti attendibili, è invece assodato l’utilizzo da parte dell’esercito israeliano di bombe Dime (Dense Inert Metal Esplosive). Si tratta di un tipo innovativo di bomba, con una testata di fibra di carbonio e resina epossidica integrata con acciaio, e che fa uso di tungsteno. Queste armi hanno un enorme potere esplosivo, ma che si dissipa molto rapidamente: il raggio interessato non è molto lungo, forse dieci metri; le persone travolte da questa esplosione, dall’onda d’urto, vengono letteralmente tagliate a pezzi.[…] Quest’arma non è una novità: è stata già usata in Libano e a Gaza nel 2006.[…] Vi è anche la questione, che in questo momento pare secondaria visto quanto succede ma che va comunque citata, che a lungo termine queste armi avranno sui sopravvissuti un effetto cancerogeno. Inglobare schegge o respirare micropolveri di tungsteno, metallo pesante, non potrà che provocare nella popolazione che vive nei dintorni un aumento della frequenza di insorgenze tumorali.[…] Anche l’organizzazione umanitaria «Human Rights Watch» ha accusato le forze israeliane di avere fatto uso di munizioni al fosforo bianco, accertato dai ricercatori di Hrw nel corso dei bombardamenti del 9 e 10 gennaio scorso sul campo profughi di Jabaliya. «Sono bombe illuminanti, ma un po’ di fosforo nelle munizioni c’è»: questa è la prima ammissione, arrivata lunedì da una fonte israeliana citata dalla Radio svizzera italiana, sull’uso di bombe al fosforo bianco, le micidiali «Willy Peter».

(Massimo Zucchetti, Professore al Politecnico di Torino e membro del Comitato scienziate e scienziati contro la guerra, La strategia delle bombe Dime, il Manifesto)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: