Errare umanum est, perseverare autem diabolicum

gennaio 31, 2009

un vitello

Tunnel. Evidente arma terroristica: un vitello

Solo tre giorni fa, il 28 Gennaio, F4 israeliani bombardavano il confine fra Gaza e l’Egitto nel tentativo, ancora, di distruggere quei tunnel attraverso i quali la Striscia mangia, beve e va a curarsi. Ma come già detto l’informazione italiana si limita a riportare una “tregua rotta” da parte di Hamas, dimentica intenzionalmente di episodi come questo o come quello dei tanti feriti Palestini d questi giorni(vedi a titolo esemplificativo http://www.infopal.it/leggi.php?id=10577).

Dove stia la tregua in queste azioni noi non lo capiamo. Eppure Israele attaccherà di nuovo, benché si auguri che la tregua attuale possa reggere dice Barak, in un’intervista del canale dieci della televisione israeliana. Quale sarebbe la tregua che ci si augura regga? Quella di Hamas è stata rotta, dice il Governo Israeliano. Supponiamo quindi che la tregua non-ancora-rotta sia quella israeliana. Ed è un concetto di non-rottura di così difficile definizione che ci incuriosisce tutti. Anche perchè, ricordiamolo per l’ennesima volta, l’esercito israeliano NON ha lasciato il territorio della Striscia e NON ha smesso di fare fuoco.

Gli organi d’informazione israeliani avevano scritto, giovedì 29 gennaio, che Israele, dopo la seduta ristretta del Consiglio dei Ministri con la partecipazione dei capi della sicurezza, avrebbe proseguito gli attacchi mirati contro le fazioni della resistenza palestinese, in risposta all’uccisione di un soldato israeliano e al ferimento di altri tre avvenuti martedì scorso. Questo allo scopo di ottenere un effetto deterrente equilibrato e d’inviare messaggi a Hamas. Secondo fonti di sicurezza israeliane, sono previste incursioni che saranno decise a tempo debito in base alle necessità. Il sangue palestinese continua a essere una leva per far guadagnare ai partiti sionisti ulteriori voti nella campagna elettorale. Qualche giorno fa, l’attuale Ministro dei Trasporti ed ex-Ministro della Sicurezza, Shaul Mofaz, nel contesto della campagna per il suo partito “Kadima” a Sderot, ha minacciato di uccidere il capo del governo eletto palestinese, Ismail Haniyah, come anche i capi di Hamas. La stessa dichiarazione è stata fatta dai ministri degli Esteri, Tzipi Livni (Kadima), e della Difesa, Ehud Barak (Laburista). Si legge sempre su Infopal.

“Lui ha parlato più di me!”

Il 29 poi a Davos, Svizzera, il Primo Ministro Turco Rajab Teyyp Erdogan ha lasciato una conferenza con il Presidente israeliano Peres con cui non condivideva, caso strano, il massacro perpetrato a Gaza. «Signor Peres, lei è più anziano di me. Capisco che si possa sentire un po’ in colpa e che per questo forse ha alzato la voce. Io ricordo i bambini uccisi sulla spiaggia, ricordo il discorso dei due primi ministri del suo paese che hanno dichiarato di essere soddisfatti di se stessi quando aggrediscono i palestinesi con i carri armati». Ha poi aggiunto: «Mi addolora vedere la gente applaudire quando si parla di un così grande numero di persone uccise. Credo che sia sbagliato e disumano applaudire un’operazione che ha prodotto simili risultati». Poche parole umane, finalmente. Ma per corroborare l’impossibilità di non condividere un simile genocidio il giornalista moderatore della conferenzaa ha subito zittito il primo ministro turco, il quale ha concluso andandosene: «Grazie, non tornerò più a Davos dopo questa volta. Non mi lasciate parlare. Avete permesso a Peres di discorrere per 25 minuti, mentre io ho parlato solo per la metà del suo tempo». Al ritorno in patria Erdogan è stato accolto da una folla inneggiante con bandiere della Turchia e della Palestina.
Un simile moto d’animo davanti alle parole di Peres non può che farci piacere. Ci fa piacere anche che questo avvenimento abbia avuto un riscontro mediatico (anche se con giustificazioni diverse). Ma è certo che tra la Turchia e Israele c’è un legame molto forte, tanch’è che un’ immediata dichiarazione post-Davos di Peres ci disillude tutti “i rapporti fra Israele e Turchia rimangono ottimi“.

Ricordiamo infatti, giusto per aver ben chiari gli attori presenti sulla scena di Davos, che la Turchia è il più importante alleato di Israele in Medio oriente. I due paesi intrattengono strettissime ralazioni in ambito militare ed economico. Risale al 1994 infatti un “Accordo su sicurezza e spionaggio” seguito poi nel 1996 da un “accordo per l’addestramento e la coperazione militare”, senza contare poi l’ appoggio di Ankara a Tel Aviv in sede NATO che ha poi portato nel 2005 a esercitazioni belliche congiunte di USA, Turchia e Israele nelle acque del Mediterraneo, davanti alla Siria. E infatti, a suggellare lo screzio di Davos ci pensa un pezzo comparso su Haaretz del 30 gennaio così intitolato:  “”Stato terroristico” o meno, venderemo ad Ankara aerei senza pilota”, ossia i cosiddetti drones modello Harpy, il nuovo giocattolo da guerra ordinato dai turchi e del quale l’acquirente dispettoso  ha potuto certificare l’efficienza proprio a Gaza.


La rabbia di Ramallah, la pochezza dell’Anp

gennaio 31, 2009

Parla la scrittrice Suad Amiri in un’intervista rilasciata a Giuliana Sgrena. La Amiri racconta la reazione della Cisgiordania davanti all’aggressione di Gaza spiegando come l’isolamento della striscia sia dovuta alla mancanza di una vera leadership politica nei territori controllati da Ramallah, il che rende sempre più lontana la ricomposizione della frattura fra Hamas e Fatah, sebbene dovrebbe riaprirsi il 22 febbraio al Cairo il tavolo di trattative fra le due parti.

Qual è stata la reazione dei palestinesi della West bank di fronte al massacro perpetrato da Israele a Gaza? Lo chiediamo alla scrittrice palestinese Suad Amiry, fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation a Ramallah, a Roma per presentare il suo ultimo libro Niente sesso in città . «Per due giorni tutti i palestinesi sono rimasti incollati davanti alla televisione, senza nemmeno andare al lavoro, paralizzati dalle immagini trasmesse dalla tv al Jazeera», ci risponde. «C’è stata fin dall’inizio grande solidarietà umana, senza politica. La politica ha cominciato a emergere con l’intervista rilasciata dal leader di Hamas Khaled Meshal a Damasco che, con un tono molto arrogante, invitava a manifestare a favore di Hamas. Questo appello ha allarmato le autorità palestinesi. Va aggiunto che Abu Mazen si trovava all’estero e, sbagliando, non è rientrato subito».

La gente era ammutolita dagli eventi, ma quando ha cominciato a scendere in piazza?
Fin dalla prima sera, il 27 dicembre, vi è stata una fiaccolata, tutte le chiese hanno sospeso le loro cerimonie. Il giorno dopo, alle 13, senza nessuna convocazione, ci siamo ritrovati tutti in piazza, nel centro di Ramallah: c’erano tutti i partiti con le loro bandiere, ma non c’era nessun leader politico. C’era molta polizia e quando dal check point di al Bireh sono arrivati un centinaio di militanti – molte donne – di Hamas con le loro bandiere, la polizia voleva fermarli, ma gli altri gruppi lo hanno impedito urlando slogan unitari. C’era chi proponeva di eliminare le bandiere di partito e portare solo quelle palestinesi. Piccoli scontri sono scoppiati tra Hamas e Fatah, per i vecchi rancori. C’era molta depressione, finché Amal Khreshe, ex militante comunista, è riuscita a rianimarci urlando slogan unitari e dietro a lei, in prima fila le donne, un corteo ha percorso la città.

Leggi il seguito di questo post »


Arrigoni risponde a Cremonesi

gennaio 30, 2009

Alcuni giorni fa abbiamo segnalato lo scandaloso  articolo di Lorenzo Cremonesi, corrispondente da Gaza per il Corriere della Sera, pubblicato sulle colonne del quotidiano di via Solferino il 21 di gennaio. Cremonesi si spinse fino ad affermare che i morti palestinesi vittime dell’operazione “Piombo Fuso”, non sarebbero stati più di 600. Perfino la difesa israeliana, forse risentita, si è scomodata per smentire Cremonesi.

Pubblichiamo invece adesso, la smentita di Vittorio Arrigoni che a Gaza c’era dal primo giorno dell’ attacco, a differenza di Cremonesi che è potuto entrare nella striscia solo il 13 di Gennaio e con l’autorizzazione del governo israeliano

Gaza: massacro o nani e pummarole? Una risposta a Lorenzo Cremonesi

L'ospedale di Al-Quds a Gaza incendiato dai missili israeliani

“Il sangue che imbrattava il pavimento del pronto soccorso, in realtà non era sangue. Ma pummarola. A’ pummarola napuletana”, ci dice un pizzicagnolo travestito da medico dell’ospedale Shifah che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
“Le vittime negli obitori? non sono corpi umani, sono manichini. Andate a controllare nei negozi del centro. Hamas li ha saccheggiati di manichini e ci ha riempito i cimiteri”  Ci dice commosso un commesso che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
“i corpi dei bambini morti? Non erano bambini. Erano dei nani. Degli aguerrittissimi nani da combattimento reclutati dalle brigate Al Qassam” ci dice un beccamorto che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
“Le donne trovate cadaveri sotto le macerie non erano donne, ma mujeaddin di Hamas che avendo saputo preventivamente dell’attacco erano corsi dal barbiere eppoi a farsi un’operazione a Casablanca”  ci dice un visagista che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.
“Il fosforo bianco in realtà non era fosforo, odorava di eucalipto e veniva buono per farci delle inalazioni. A me ha curato il raffreddore”  ci dice un farmarcista che non vuole assolutamente essere citato, è a rischio la sua vita.

Lorenzo Cremonesi, inviato del Corriere della Sera, ha molto da insegnare alle nuove leve del giornalismo,col suo articolo pubblicato il 21 gennaio, pure troppo.

Leggi il seguito di questo post »


Intervista a Ilan Pappé

gennaio 29, 2009

Ilan Pappé

Pubblichiamo un’intervista a Ilan Pappé apparsa su “Il Manifesto” del 27/01/09. Pappè è figura di spicco della generazione dei cosiddetti “nuovi storici” israeliani. Come sempre succede quando s’appiccicano le etichette i diretti interessati malvolentieri accettano di venir derubricati sotto questa sigla, peraltro vuota. Tom Segev così precisa allora: “ L’espressione nuovi storici produce l’impressione che si tratterebbe di storici revisionisti, cioè di gente che procede ad una revisione della tesi storiografica corrente o dei metodi di ricerca attualmente in vigore. Secondo me sarebbe più sensato considerare la maggior parte di questa gente come primi storici: essi lavorano infatti in un paese in cui non esisteva una vera storiografia. Ciò di cui disponeva il paese era un dogma mitologico.” Così situati dal punto di vista teorico, i cosiddetti “nuovi storici” o “primi storici” che dir si voglia, nelle loro ricerche hanno sviluppato, partendo dalla critica del “mito” sionista, due principali tesi storiografiche: la denuncia della nakba palestinese del ’48 come vizio d’origine d’Israele e la questione del rapporto fra Shoah e origine di Israele.

Dopo l’intervista pubblichiamo, in file pdf, un saggio dello stesso Pappé, diviso in tre parti, che descrive, l’acquisizione di una nuova sensibilità, nell’ambito accademico e culturale israeliano, sulla questione palestinese, nuova percezione che ha generato lo sviluppo della nuova corrente di storici.

Il saggio, in lingua inglese, è: “Post-Zionist Critique on Israel and the Palestinians”, originariamente apparso in tre parti su “Journal of Palestine Studies”, XXVI, nn.2-3-4, 1997.

Intervista di Michelangelo Cocco

«Israele imprigiona Gaza per far fuggire i palestinesi»
«Per il bene dell’Italia, dell’Europa e del Medio Oriente, abbiamo bisogno di una posizione europea molto diversa da quella attuale». Così Ilan Pappé, relatore sabato scorso dell’affollatissimo seminario «La guerra israelo-occidentale contro Gaza», organizzato a Roma dalla sezione italiana dell’International solidarity movement e da ForumPalestina. Secondo lo studioso israeliano – autore di La pulizia etnica della Palestina (Fazi) – il nostro paese «gioca un ruolo importante nel formulare la posizione del Vecchio continente. E se continuerà con la posizione attuale, le prossime generazioni ricorderanno le sue élite attuali come quelle che hanno giocato un ruolo molto negativo, contribuendo alla distruzione del popolo palestinese e destabilizzando la sicurezza internazionale».

L’esecutivo israeliano sostiene di aver raggiunto la maggior parte degli obiettivi di «Piombo fuso», ma il governo di Hamas controlla ancora Gaza e i palestinesi stanno ricostruendo i tunnel che collegano Rafah all’Egitto. Quali erano allora gli obiettivi dell’offensiva militare?
Riprendersi dalla sconfitta subita due anni prima in Libano e ristabilire il potere di deterrenza dell’esercito. Sconfiggere militarmente Hamas, che assieme a Hezbollah rappresenta l’unico che si oppone veramente a Israele. Inoltre, non c’è una vera politica nei confronti della Striscia di Gaza: gli israeliani la vogliono controllare indirettamente, ma non sanno come comportarsi con i suoi abitanti. E se i palestinesi resistono, mettono in atto punizioni collettive sempre più estreme. Le tre settimane di massacri hanno messo a nudo anche quest’ultimo elemento.

Leggi il seguito di questo post »


Il Ministro Frattini: “Santoro antisemita”

gennaio 28, 2009

Aggiornamenti dal giardino di casa.

Il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso, calcolando meticolosamente quello che a parer suo era il momento e il luogo “opportuno”, di condire ieri le celebrazioni per la giornata della memoria nella sala del Cenacolo della Camera dei Deputati con la coda al veleno del caso AnnoZero-Santoro, la prima trasmissione televisiva che si occupò dell’attacco israeliano a Gaza e sulla quale già abbiamo scritto.

ormai lhai detto

Franco Frattini: ormai l'hai detto

Il Ministro, nel corso del solenne e ingessato discorso, ha lanciato un monito:” L’antisemitismo che oggi si registra in molti Paesi e anche in Italia fa parte del linguaggio corrente dei mezzi di informazione e di alcuni attori politici, che forse per pura e semplice ignoranza usano parole e toni che sconfinano nell’antisemitismo” ha detto il Ministro, aggiungendo poi che ”La trasmissione di Santoro deve essere considerata come l’esempio di quello che una televisione democratica non dovrebbe fare mai”.

Non bastava la scenata di Lucia Annunziata, non bastavano quindi le reazioni concitate e le immediate condanne di gran parte del mondo politico dei giorni successivi al 15 di gennaio,  quando la trasmissione andò in onda, ben 12 giorni fa dunque. Il Ministro ha ritenuto doveroso rincarare la dose cascando però su un terreno scivoloso, al di la’ anche dell’aperta faziosità (fastidiosa ma pur sempre comprensibile nell’agone politico) filo-israeliana delle polemiche passate. Insomma, Franco Frattini ieri l’ha fatta grossa.

Le accuse, formulate nei confronti del giornalista RAI,  infatti creano una voluta confusione che porta a sovrapporre e ad omologare la critica nei confronti dello Stato d’Israele  con un attacco all’ebraismo a sfondo razziale, lasciando peraltro con questo sinistramenente intendere, date le circostanze altamente simboliche nelle quali le parole del Ministro sono state pronunciate, che esista una consequenzialità fra  una critica della politica israeliana (critica antisemita, secondo la glossa frattiniana) e tragiche vicende assimilabili agli sterminii nazifascisti del ‘900.

Nulla di più disonesto, Franco.

Ma non basta. Non si dimentichi di notare come il ragionamento di Frattini sottenda a un ulteriore postulato: se c’è una relazione fra antisemitismo e critica di Israele e fra critica di Israele e Shoah, ciò significa che la “memoria” dei crimini del nazifascismo è proprietà esclusiva di Israele, istituendo in questo modo un pericolosissimo meccanismo retorico e un fallace schema di pensiero.

Leggi il seguito di questo post »


L’uccello della guerra

gennaio 27, 2009

Tzipi (il nome della ministra Livni) è il diminutivo di  Tziporah, che significa uccello. E sappiamo per certo che non è una colomba. Ha infatti detto che sosterrà un nuovo attacco contro la Striscia di Gaza per fermare quello che ha definito essere «il contrabbando di armi verso la Striscia». «Dal mio punto di vista, possiamo infliggere a Hamas un altro attacco militare. Contrabbandare armi verso Gaza è come lanciare missili contro Israele, e il mondo lo capisce bene». Non soddisfatta di ciò ha anche dichiarato che Israele « ha raggiunto la maggior parte degli obiettivi nella Striscia di Gaza governata da Hamas: quello di riportare la calma a sud di Israele, dove ora c’è calma, e quello di fermare il lancio di missili, e ora i missili si sono fermati».
Pensare che ci ricordavamo di una guerra difensiva per distruggere Hamas. Possiamo affermare che è una guerra poliedrica: ha un pò tutti gli scopi. Melius abundare quam deficere, d’altronde. Livni ha proseguito dicendo: «Anche se ci saranno trattative politiche con i moderati, questo non significa che sono disposta ad arrendermi agli estremisti». E ha aggiunto: «Ho rifiutato di trattare con Hamas per mettere fine all’aggressione in una certa maniera, e sono riuscita a convincere anche gli altri della mia posizione». Ma il concetto di “trattazione” non dev’essere uguale per tutti perchè ha aggiunto, circa la riapertura dei passaggi per Gaza, «L’apertura deve essere legata direttamente all’accordo di liberare il soldato israeliano catturato Gilad Shalit».

Intanto il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (FDLP) fa da mediatore fra Fatah e Hamas e annuncia che il dialogo continuerà fra una settimana al Cairo, sotto il patrocinio della Lega Araba. Il capogruppo parlamentare di Fatah, Al-Ahmad, in una dichiarazione alla stampa per commentare l’incontro, ha dichiarato: «Abu Hashem trasmetterà a Hamas quanto ci siamo detti durante il colloquio. Anch’io, da parte mia, informerò la dirigenza. Siamo d’accordo a proseguire i contatti in modo da superare i punti di dissenso e di spianare il terreno per raggiungere il dialogo e la pacificazione nazionale»

Infine, veniamo alla tanto esaltante cronaca nostrana. I giornali titolano “Hamas ha rotto la tregua”, e i telegiornali fanno eco. Prescindendo dall’ osservazione che già in tanti hanno esposto sul fatto che la tregua è stata indetta UNILATERALMENTE (vedi Sul significa di Tregua Unilaterale) e togliendo anche il piccolo particolare che, anche se fosse, la tregua indetta da Hamas aveva la durata di una sola settimana e la condizionale del ritiro delle truppe israeliane dal territorio di Gaza (cosa non avvenuta), nonostante tutto ciò la nostra bella informazione ci tiene a ricordarci che oggi è morto un soldato israeliano, senza aver mai accennato ai feriti e alle “carcerazioni” avvenute a danno dei Palestinesi in questi giorni. Per tema di lasciare i palestinesi impuniti, in risposta all’attentato contro i suoi militari l’esercito israeliano ha ucciso poche ore dopo un militante di Hamas in sella a una motocicletta (facciamo notare che nessuna organizzazione palestinese ha rivendicato ancora l’attentato ai militari, neanche Hamas) e nei pressi Khan Younis un contadino palestinese di 24 anni che si trovava in una terra miracolasamente risparmiata dalle bombe dei giorni precedenti: contadino e civile, manco a dirlo.

A quanto pare l’informazione internazionale sta più attenta.  Sul sito del Time infatti troviamo scritto questo: Rockets Fired; Gaza Truce Broken This article has been expired from the site. We apologize for the inconvenience. Sul Guardian non si trova nulla in proposito. E Le Monde titola Des troupes israéliennes pénètrent dans la bande de Gaza Un soldat israélien et un Palestinien sont morts dans des accrochages dans le sud de Gaza.


Notizie in pillole

gennaio 26, 2009

Cliccate sui titoli per vedere gli articoli per intero.

2009-01-26 Deputati svizzeri: a Gaza è distruzione programmata al di là di ogni immaginazione

Bruxelles – Una delegazione svizzera, che sta visitando Gaza, ha dichiarato di essere stata scioccata dall’immagine di distruzione causata dall’esercito israeliano durante l’aggressione contro la Striscia di Gaza, aggressione durata per tre settimane e che ha causato la morte o il ferimento di più di settemila cittadini palestinesi, nonché la distruzione di migliaia di case. […]

2009-01-26 Ordini ai soldati israeliani: morire e non cadere in mano della resistenza

Tel Aviv – Ieri sera, domenica, il canale dieci della televisione israeliana ha rivelato l’ordine perentorio dato ai soldati israeliani, durante la guerra contro Gaza, di non lasciarsi catturare dalla resistenza, a costo della propria vita. Da una registrazione trasmessa ieri dal canale, si è appreso che uno degli ufficiali della Brigata Golani dava ordini ai soldati di farsi saltare con la granata data in dotazione insieme ai loro sequestratori, e di non cadere nelle loro mani. Questa direttiva è stata impartita per non fornire un possibile sostegno morale alla resistenza palestinese in caso di sequestro di soldati israeliani. Il movimento di Hamas aveva dichiarato, dopo la fine del conflitto, di aver catturato un soldato israeliano e di averlo tenuto per due giorni. Le forze di occupazione, non essendo riuscite a liberarlo, hanno bombardato con gli aerei la casa in cui si trovava, uccidendo il soldato e i sequestratori. […]

2009-01-26 Continuano le violazioni israeliane: ferito un cittadino palestinese a est di Khan Yunes

Ieri sera, domenica, è stato ferito un contadino palestinese dal fuoco dell’occupazione israeliana a est della provincia di Khan Yunes. Testimoni oculari hanno riferito che Hajj Subhi Qdeh, di 62 anni, è stato ferito dalle forze israeliane situate vicino alla striscia di confine, nella località di Khuza‘a, a est di Khan Yunes, dove hanno sparato in direzione dei contadini che si trovavano nei loro campi. Fonti mediche palestinesi hanno riferito che le condizioni di Qdeh sono molto gravi, perché è stato colpito in maniera diretta. Questa è l’ennesima violazione israeliana al cessate il fuoco dichiarato unilateralmente. Le forze di occupazione continuano infatti giorno e notte a sparare dalle torri di controllo e dal mare contro la Striscia di Gaza.

2009-01-23 LA TREGUA BY ISRAEL: un ferito a Khan Younes. La Marina spara contro Rafah.

Gaza – Infopal. L’occupazione israeliana continua a violare il cessate-il-fuoco con la Striscia di Gaza, sparando contro i civili. Le motovedette israeliane hanno aperto il fuoco contro le spiagge di Rafah e Khan Yunes, a sud della Striscia di Gaza. Anche i soldati appostati sulle torri, a est della città di Khuza’a, hanno sparato massicciamente contro le case dei cittadini ferendone uno. Confine egizio-palestinese. Le forze di occupazione hanno bombardato nuovamente la zona di frontiera per distruggere i “tunnel”, da cui entrano cibo e armi.

fonte: infopal.it